Gang Bank alla veneta, ringraziamo la classe dirigente cialtrona

Commento scritto per VVox.

E così la vicenda popolari sembra essere arrivata alla sua conclusione: Banca Intesa si papperà le parti buone (che rimangono cospicue) di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Lo Stato – cioè noi, i cittadini – si prenderà e liquiderà la parte “tossica”. Una spesa di 5,3 miliardi di euro, con la possiblità di arrivare fino a 17 miliardi. Insomma, ogni italiano spenderà fino a 300 euro per ripianare i passivi lasciati delle gang bank venete, mentre Banca Intesa – in cambio del suo grazioso interessamento – si prenderà tutti gli attivi. Quanti dipendenti cadranno nella parte “bad” dell’operazione non è ancora noto, ma si parla sicuramente di migliaia di lavoratori in esubero o prepensionamento.

Certo, stiamo parlando di una disgrazia coltivata da decenni. La gestione “allegra” delle popolari venete avrebbe provocato comunque conseguenze terribili per l’economia reale, prima o dopo. L’azzeramento del valore delle azioni, d’altro canto, è stato solo il primo passo di questo tsunami economico. In capo alle persone che hanno diretto (e “sorvegliato”) le popolari rimarrà per sempre la responsabilità morale di aver portato la nostra economia al disastro. Insomma, il danno viene da lontano.

Ma oggi al danno si è aggiunta anche la beffa. Lo Stato nazionalizza le perdite e regala gli attivi al privato. Per di più, due banche con un radicamento secolare nel territorio vengono vendute ad un conglomerato internazionale che non ha nessun tipo di interesse a sostenere lo sviluppo locale. E qua alla responsabilità delle dirigenze economiche venete se ne aggiunge un’altra altrettanto grave. I nostri politici (di ogni colore) non si sono limitati a mancare completamente al loro ruolo di sorveglianza democratica sull’economia, lasciando che le popolari venissero gestite in modo folle.

Se il problema si limitasse al loro decennale silenzio a riguardo, non parleremmo di niente di nuovo. Quello che invece lascia basiti è la totale incapacità dei politici veneti di incidere sulla gestione del disastro. La Lega Nord, un partito che un tempo si vantava di essere il partito “del territorio”, oggi testimonia per l’ennesima volta sua totale incapacità di fare gli interessi della collettività. Cosa avrebbe dovuto fare Zaia? Fosse stato necessario, avrebbe dovuto incatenarsi a Palazzo Chigi pur di evitare che saltasse la soluzione della fusione “veneta” fra le due banche. Ma forse era troppo preoccupato a convocare referendum-truffa sull’autonomia.

Un’altra bella mano ce l’ha data poi l’Unione Europea, cruciale nel far saltare il progetto di banca unica veneta. Sono stati infatti i solerti burocrati di Bruxelles a bandire l’ipotesi di un’unificazione sotto l’egida dello Stato italiano, mentre il nostro orgoglioso governo nazionale ha piegato la testa a questo diktat così poco vantaggioso. La loro motivazione rimane però alquanto bizzarra: a Bruxelles avrebbero considerato un “aiuto di Stato” la creazione di una banca pubblica d’investimento territoriale, mentre la statalizzazione della sola parte “marcia” gli va a puntino. La verità è che questa Unione Europea è incompatibile con ogni ipotesi di controllo popolare della finanza, anche solo di breve periodo. Viva il mercato finanziario, sembrano suggerirci i nostri amici eurocrati. Solo che da queste parti abbiamo ormai ben presente cosa diventano le banche quando non sono sottoposte ad un reale controllo democratico.

E insomma, la svendita delle banche venete verrà ricordata come l’ennesima tegola su di un territorio già piegato dalla crisi economica. I responsabili di questo fallimento – politici, manager ed illuminati imprenditori – continueranno a lavarsene le mani. Per loro, d’altro canto, la colpa del disastro è di tutti, quindi in fondo non è di nessuno. Di sicuro non è loro – quelli che dovevano gestire, controllare e sorvegliare affinché non si arrivasse a questo punto. Anzi, fra qualche tempo ritorneranno pure a spiegarci come si fa girare l’economia, come si “innova”, come si tutela il territorio. Solo che ormai è abbastanza chiaro che – se veramente vogliamo tutelare la nostra economia e le nostre comunità – l’unica cosa sensata da fare sarebbe liberarci della loro arroganza e della loro cialtroneria.

Annunci

I commenti sono chiusi.