Cacciari si autodenuncia: abbiamo ucciso la sinistra

Articolo scritto per TRed.

Ieri Massimo Cacciari ha rilasciato una lunga intervista all’ex direttore-a-vita de la Repubblica, Ezio Mauro. Con tono autocritico ha dichiarato che voterà Sì al referendum di ottobre (già si sapeva) inanellando però un paio di frasi notevoli, fra cui questa:

“La sinistra perde perché è identificata col sistema vigente, anzi con la sua élite, a cui viene imputata la crisi. Ma così perde la sua ragione di stare al mondo che è ancora e sempre una sola: cercare di cambiare lo stato di cose esistente”.

Una considerazione non scontata, venendo da uno dei protagonisti dello spostamento al centro del mondo socialcomunista italiano. Peccato che appena tre domande prima avesse detto questo:

“Voterò sì, per uno spirito di responsabilità nei confronti del sistema”.

Le due frasi sono talmente in contraddizione da lasciare spiazzati. Eppure sono significative, soprattutto per quei tanti intellettuali con alle spalle una gioventù radicale mutata in un presente al servizio dell’esistente. Che capiscono di aver sbagliato qualcosa – insieme ai tanti caporali del Pci-Pds-Ds dalla memoria deformata -, ma non riescono a staccarsi da una pratica del potere che li ha segnati così profondamente da cambiargli la fisionomia.

Quella che Cacciari ha emesso è un’autodenuncia – tanto inconsapevole quanto vera – su tutta la sua generazione: la “responsabilità nei confronti del sistema” logora. E per la sinistra alla lunga è mortale.

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