Nel Labour tutti matti per Jeremy Corbyn

Articolo scritto per TRed.

La sconfitta alle elezioni generali di Ed Miliband di quest’anno presenta qualche interessante analogia con quella di Pierluigi Bersani nel 2013: entrambi avevano spostato il proprio partito su posizioni più tradizionalmente socialdemocratiche, pur tenendo al tempo stesso una linea estremamente moderata e responsabile.

Le due esperienze divergono però radicalmente se si guardano le loro conseguenze: come ben sappiamo, nel Pd italiano si è affermata l’idea che la disfatta sia stata provocata da una linea passatista e troppo di sinistra; nel Labour inglese invece sembrerebbe stia avvenendo l’esatto contrario: dopo poche settimane dall’apertura della campagna congressuale (secondo un regolamento che abbiamo spiegato qua) la sfida pare essersi polarizzata fra un milibandiano di ferro, Andy Burnham, e un esponente di una proposta politica molto più radicale, Jeremy Corbyn. Insomma, una sfida fra la sinistra e l’estrema sinistra interne.

In particolare molti segnali indicano che Corbyn sia attualmente in una posizione di vantaggio, e i media inglesi di conseguenza stanno iniziando a coprire in modo massiccio la sua campagna congressuale. Corbyn è l’incarnazione del bennismo, quella sinistra interna al Labour che per decenni ha visto in Tony Benn il suo leader ispiratore nella battaglia contro la svolta liberale impressa da Blair e Brown. Quella portata avanti dagli esponenti di questa corrente è una posizione apertamente socialista (il gruppo parlamentare della corrente non per niente si chiama Socialist Campaign Group), ambientalista, pacifista e molto vicina alle posizioni sindacali. La sua candidata al congresso del 2010, Diane Abbott, aveva raccolto appena il 7,5% dei voti.

Corbyn rappresenta in qualche modo la quintessenza di questo gruppo. Entrato in Parlamento nel lontano 1983, questo sessantaseienne di Londra ha visto crescere il proprio consenso nel collegio di elezione (Islington Nord, non esattamente quello più proletario della capitale) di tornata elettorale in tornata elettorale, attestandosi al 60% dei voti alle ultime elezioni (quasi sei punti percentuali in più che nel 2010). Nel corso degli anni si è distinto per le sue battaglie contro l’austerità e gli interventi militari in Iraq ed Afghanistan, per non dimenticare le sue posizioni filopalestinesi e anti-apartheid (nel 1984 – già parlamentare – fu arrestato nel corso di una manifestazione contro il regime sudafricano allora appoggiato dal governo inglese). Nel corso dei decenni ha poi mantenuto uno stile di vita molto austero e vicino a quello della working class inglese, tanto che pare che uno dei motivi scatenanti del divorzio dalla moglie sia stata la scelta di quest’ultima di mandare i figli a studiare in una scuola privata. Il suo, quindi, è un profilo molto chiaro e schierato (quando morì Ugo Chavez lo ricordò sulla sua pagina come un “amico dei poveri”).

Nonostante questo (anzi: grazie a questo) la candidatura di Corbyn sta suscitando un grande entusiasmo nella base laburista. Sulle 95 federazioni locali che per ora si sono espresse, ben 57 hanno annunciato l’appoggio a Corbyn. La sinistra interna (raccolta intorno ai gruppi spontanei del Red Labour) sta vedendo le proprie fila – assottigliatesi lungo i decenni della Terza Via – rafforzarsi grazie all’afflusso di una nuova leva di giovani ed appassionati militanti. Un risultato già di per sé molto rilevante, per una candidatura che a stento era riuscita ad ottenere le 35 sottoscrizioni parlamentari necessarie per essere sottoposta agli iscritti.

Corbyn ha qualche chances di spuntarla su Burnham? Per quanto la partita sia resa aperta dal nuovo regolamento congressuale che annulla il peso del moderatissimo gruppo parlamentare così come quello del sindacato, aprendo al tempo stesso il voto ai simpatizzanti del partito (la destra interna già denuncia “infiltrazioni” massicce di filo-corbyniani) le sue possibilità continuano ad essere esigue. Il sistema di voto (instant-runoff voting) prevede infatti che ogni votante esprima una sorta di classifica delle preferenze: in questo modo è verosimile che Burham riesca a raccogliere la gran parte delle seconde preferenze della candidata blairiana (Liz Kendall) così come quelle di Corbyn, aggiudicandosi così la segreteria del partito. Leggendo qualche intervista a quest’ultimo, il leader della sinistra interna non sembrerebbe neanche troppo dispiaciuto di perdere.

Nonostante questo la partita è ancora aperta e molto dipenderà da quanti simpatizzanti Corbyn riuscirà a far iscrivere nelle prossime settimane (il voto si aprirà a metà agosto). Nel frattempo, però, sarà bene abituarsi a sentir parlare di questo vecchio parlamentare della sinistra laburista, che rischia di vincere un congresso a cui a mala pena voleva candidarsi.

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