La nuova sinistra passa per la Turchia

Articolo scritto per TRed.

Le elezioni turche di ieri hanno spazzato – almeno temporaneamente – le aspirazioni presidenzialiste di Erdogan (leader del partito islamista democratico), che non solo non è riuscito a raggiungere il 60% dei seggi necessari per riformare la Costituzione, ma non ha raggiunto neanche la maggioranza assoluta degli stessi.

Oltre la sconfitta (relativa, ovviamente) degli islamisti un altro dato è balzato agli occhi degli osservatori. Il Partito democratico dei popoli (Hdp) ha raddoppiato i suoi consensi passando dal 6,5% del 20111 al 13,1% di quest’anno. Ha superato quindi la soglia di sbarramento del 10% prevista dalla legge elettorale turca, portando in Parlamento ottanta deputati.

L’Hdp non è solamente il “partito dei curdi”. Certo, gran parte del suo consenso lo raccoglie in quella minoranza etnica, essendo l’ennesima incarnazione “civile” del Pkk (Partito dei Lavoratori Curdi)2, egemone nel Kurdistan turco. Attorno alle sue bandiere si sono però aggregate diverse formazioni della sinistra radicale turca, e il suo successo deriva anche da questo.

L’identità del partito si fa più chiara sfogliando il programma elettorale dello stesso. L’Hdp è un partito femminista, libertario, socialista democratico e antinazionalista. Sulla sua linea politica è evidente l’influenza del pensiero di Abdullah Öcalan, leader del Pkk dal 1999 in isolamento nell’isola-prigione turca di İmralı3.

Oltre la rivendicazione di diritti per la comunità Lgbt, nel programma elettorale dell’Hdp troviamo la richiesta di una nuova costituzione non centralista e nazionalista, la difesa della centralità del Parlamento e del multiculturalismo. Nella politica internazionale il Partito democratico del popolo si schiera risolutamente a favore dei palestinesi e dell’entrata nell’Unione Europea. E’ ovviamente un grande sponsor della trattativa in atto fra Pkk e governo centrale per una risoluzione pacifica del conflitto che insanguina l’est del paese da decenni.

L’economia tratteggiata nel documento rispetta i canoni fondamentali dell’ecosocialismo: il sistema economico deve essere in funzione degli esseri umani e della natura – non viceversa. Si propone inoltre il rafforzamento del diritto allo sciopero, in Turchia pesantemente regolamentato, nonché l’incremento del sistema sociale e la creazione di un sistema sanitario controllato dai cittadini e dai lavoratori.

Anche se la situazione turca è difficilmente paragonabile a quella delle società europee, l’Hdp è la terza grande novità nella sinistra mediterranea degli ultimi anni. Dopo il post-comunismo greco di Syriza, il populismo spagnolo di Podemos, arriva “confederalismo democratico” teorizzato da Öcalan4 e incarnato dall’Hdp turco.

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1. Nel 2011 il Partito della Democrazia e della Pace aveva presentato alle elezione dei candidati come indipendenti, per evitare di essere messo al bando.

2. Il Pkk è considerato dall’Unione Europea come un’organizzazione terroristica, in forza delle azioni militari condotte negli ultimi decenni nel Kurdistan turco. Sempre il Pkk (o meglio: la sua appendice siriana, il Partito dell’Unione Democratica) sta conducendo in questi anni una dura lotta contro le milizie dell’Isis in Siria. Sono loro che hanno vittoriosamente liberato Kobane dall’assedio dell’esercito del “Sultano”. Insomma, forse sarebbe il momento di toglierli dalla lista nera.

3. Da anni si invoca la sua liberazione. Per altro il governo D’Alema ebbe più di qualche responsabilità nel suo rocambolesco arresto, avvenuto in Kenya nel 1999 da parte dei servizi segreti turchi.

4. Qualche suo scritto tradotto lo trovate gratuitamente qua (scorrete fino in fondo). Il Italia i suoi scritti sono curati dalla casa editrice Punto Rosso.

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