Ripartire dal popolo, non dalla sinistra

Articolo scritto per Tred.

Con l’uscita dal Pd di Civati e il successo delle mobilitazioni dei lavoratori contro la riforma scolastica si è riaperto il turbinio del dibattito sulla creazione di qualcosa di sinistra in Italia (e a sinistra del Partito Democratico).

Il tema della rappresentanza della sinistra politica è una costante della Seconda Repubblica. Attorno ad esso formazioni politiche si sono contese spazi e rivendicazioni. Era questo un atteggiamento naturale: le strutture di mobilitazione identitaria della “sinistra storica” funzionavano ancora, nonostante la crisi delle sue organizzazioni.

Per anni, quindi, si è andato avanti contendendosi la titolarità della “vera sinistra”, non accorgendosi che questa parola perdeva via via di senso e di sostanza. Il suo significato è diventato sempre più generico, perdendo quello che la rendeva una parola importante: il suo legame col popolo, coi lavoratori, con la “gente comune”. Si è trasformata in una parola da politologi, con un significato evocativo solamente per una parte di popolazione sempre più ristretta, anziana e socialmente marginale.

Oggi non può essere l’essere di sinistra la leva con cui ricostruire un movimento che vada a ridare coscienza, organizzazione e potere ai lavoratori italiani.

Il grande tema del nostro tempo non è la “mancanza di sinistra”. Il grande tema del nostro tempo è la “scomparsa del popolo”. Dalla società, dalla politica, dall’economia: il popolo si è frantumato, parcellizzato. Ha perso centralità e forza, mentre le élite gli sequestravano reddito e diritti.

E’ questa la grande sfida che ci si presenta davanti. Non quella di ricostruire la sinistra.

Quella di ricostruire il popolo.

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