Sul diritto allo studio e le scuole private

Articolo scritto per TRed.

C’è un capitolo della sfuggente riforma scolastica del governo Renzi che sta suscitando un po’ di agitazione. Da qualche giorno si parla infatti della possibilità che nel progetto di legge della “Buona scuola” vengano inseriti sgravi fiscali per le famiglie con figli iscritti nelle scuole paritarie. In pratica, si tratterebbe di un’ulteriore forma di finanziamento alla scuola privata1.

La misura andrebbe incontro alle richieste dei 44 parlamentari della maggioranza che con una lettera aperta pubblicata su Avvenire e indirizzata a Matteo Renzi2 hanno invocato provvedimenti in tal senso. Lo Stato, secondo i firmatari, dovrebbe garantire alle famiglie la possibilità di mandare i propri figli in una scuola privata spendendo più o meno come se scegliessero una pubblica>3. I firmatari, fra cui alcuni ex-Ds del Pd4, arrivano a sostenere che “lo Stato dovrebbe saper trasformarsi da gestore in controllore della qualità formativa di tutta la scuola pubblica”.

Questa argomentazione non ci scandalizza: è una tesi perfettamente legittima, che il mondo cattolico porta avanti con coerenza da più di un secolo. Ad un certo punto però i firmatari tirano in ballo il diritto allo studio, “dato – e qua citiamo – che in alcuni territori rurali e di montagna la scuola paritaria può costituire l’unica offerta formativa, con evidenti rischi di dispersione scolastica”.

Sostalziamente: lo Stato ha deciso (perché di una scelta politica si tratta) di non tenere aperte le scuole nei comuni più periferici della nazione, abdicando così ad un suo preciso obbligo costituzionale. A sanare questo problema intervengono quindi delle scuole private, che però non riescono a rimanere aperte per problemi di bilancio. Sorge quindi la richiesta di maggiori finanziamenti pubblici alla scuola privata.

A questo punto noi ci sentiamo di avanzare una modesta controproposta. Perché invece di perpetuare l’esistente5 non utilizzare i medesimi fondi statali per aprire nuove scuole e per migliorare quelle esistenti?

Questo vorrebbe dire che alcune scuole private dei “territori rurali e di montagna” col tempo sarebbero obbligate a chiudere? In tal caso lo Stato potrebbe senza indugi prendersi carico della situazione, evitando la chiusura degli istituti e trasformandoli in scuole pubbliche.

In questo modo ne uscirebbe rafforzato il diritto allo studio tanto solennemente invocato dai 44 parlamentari della maggioranza e contemporaneamente si permetterebbe a migliaia di famiglie di avere accesso all’istruzione pubblica nonostante la collocazione periferica della propria residenza.

Si farebbe, insomma, quello che prevede la Costituzione varata dal Parlamento più cattolico della storia italiana – dopo quello attuale, si intende.

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1. le scuole private ricevono ogni anno circa 470 milioni di euro dallo Stato.
2. giusto per capirci su quanto contino i ministri di questo governo.
3. Costituzione Italiana, articolo 33 comma III: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
4. a rendendere ancora più bizzarra la situazione, il fatto che la lettera aperta citi a suo favore una frase di Antonio Gramsci, estrapolata strumentalmente da un testo in cui il fondatore del Pci proponeva per altro l’abolizione di ogni finanziamento statale alla Chiesa.
5. conservatori!

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