Caro Segretario, il vero cambiamento è un altro

Articolo scritto per TRed.

Gentile segretario Renzi,

siamo due di quei “democratici e democratiche” a cui hai indirizzato una lettera aperta ieri (“Noi siamo qui per cambiare l’Italia”). Siamo iscritti al Pd da quando è stato possibile farlo. Abbiamo vissuto tutte le sue stagioni durante questi ultimi 7 anni di sofferenze: dal partito liquido di Veltroni a quello socialdemocratico di Bersani, per arrivare fino al tuo Pd (a nostro avviso un po’ liquefatto).

Molte cose sono cambiate in questi anni, e la tua segreteria ha certamente portato delle innovazioni rispetto alle segreterie precedenti. Di questo bisogna dartene atto.

Dobbiamo essere sinceri, però, come si richiede ad una conversazione fra iscritti alla stessa organizzazione. Da quando sei al Governo poche delle cose che hai fatto (le meno) e annunciato (le più) ci hanno convinto. Detta francamente, ci pare che la discontinuità rispetto ai governi Monti e Letta che avevi annunciato non ci sia stata.

O meglio, c’è sicuramente stata per quanto riguarda lo stile comunicativo, ma sulle politiche concrete (cioè quelle realmente importanti) ci pare che il tuo governo stia seguendo la linea di austerità tracciata, ancora nel lontano agosto 2011, dalla famosa lettera della Bce al Governo italiano.

Non vogliamo farti lezioni di economia o ricordarti per l’ennesima volta che quella linea economica non risolve i problemi, ma li aggrava (saluti dalla Grecia). Siamo convinti che anche tu sia consapevole di questa cosa.

La discussione di questi giorni sullo Statuto dei Lavoratori ci pare l’ennesima conferma di questa continuità con i governi precedenti. Lasciando perdere la tua aggressività nei confronti dei sindacati (che tanto hanno da cambiare, ma che tanto ancora rappresentano degli interessi che diciamo di rappresentare), quello che ci ha colpito della tua lettera è stato il passaggio in cui argomenti che l’attuale è “un sistema ingiusto che divide i cittadini in persone di serie A e di serie B e umilia i precari”.

Siamo d’accordo, la nostra società è al momento terribilmente divisa fra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Possiamo però proporti una divisione diversa da quella fra “garantiti” e “non garantiti”?

Ecco, dal nostro punto di vista, il mondo del lavoro vede da una parte (diciamo i “cittadini di serie B”) chi si alza cinque giorni a settimana la mattina presto per andare fare un lavoro tendenzialmente poco gratificante (spesso proprio per niente) e guadagnare fra gli 800€ e i 2000€ al mese, magari senza sicurezza sul proprio futuro (perché precario, ma anche perché – nel caso non te ne fossi accorto – di questi tempi nessun lavoratore è veramente “garantito”, neppure quelli a tempo indeterminato).

Dall’altra parte (diciamo i “cittadini di serie A”) abbiamo quei nostri concittadini che certo lavorano duramente come gli altri, ma che guadagnano spesso dieci, venti o trenta volte più dei loro sottoposti (vuoi perché occupano posizioni dirigenziali, vuoi perché hanno la fortuna – che spesso qualcuno confonde per merito – di aver ereditato dai propri genitori una ricchezza immobiliare o azionaria).

Quando parli di “terribile ingiustizia da combattere, non da conservare”, noi a questa ingiustizia pensiamo. Al fatto, cioè, che nella stessa comunità ci siano differenze di reddito abissali, che corrispondono a qualità della vita talmente diverse da far tremare i polsi. Ci sono i numeri sulla distribuzione della ricchezza a dimostrarlo, ma è più che sufficiente che ognuno di noi si guardi attorno e veda il mondo in cui vive.

Gentile Segretario Renzi, in tal senso, il tuo Governo si sta rivelando un Governo conservatore tanto quanto quello di Monti e quello di Letta. Il “paese più bello del mondo” ha bisogno di cambiare, certo. Purtroppo, lo stiamo cambiando in peggio.

E’ stato detto: dalla crisi economica si può uscire in diversi modi. Uno di questi è riaffermando a testa alta che il vero male della nostra società è la diseguaglianza, che scava fossati fra le vite concrete dei nostri concittadini. Li divide, li separa. Indebolisce, in tal modo, la stessa credibilità della democrazia come strumento di governo.

Ci chiedi di “aiutarci a cambiare il nostro Paese”. Noi ci siamo, come ci siamo sempre stati. Ma se il cambiamento che proponi è quello che hai sostenuto fino ad adesso, un cambiamento conservatore, ci dispiace: non solo non ci saremo, ma saremo anche i tuoi più fieri oppositori.

Cordiali saluti,

Stefano, Federico e Palmiro

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