Come non fare la fine della sinistra del Psi

Articolo scritto per TRed.

Il 12 luglio 1976 il Comitato Centrale del Partito Socialista Italiano elesse Bettino Craxi segretario nazionale: doveva essere un segretario a tempo, lo rimase fino al 1993.

Il Psi del ‘93 era molto diverso da quello del 1976, tanto ideologicamente quanto per composizione sociale della base militante e di quella elettorale; sarebbe però profondamente sbagliato pensare che il Psi degli anni ‘90 si limitasse ad essere un’accozzaglia di arrivisti senza alcun ideale: dietro all’apparenza rampantista e anticomunista del Psi craxiano (e delle sue ramificazioni territoriali) si celava un partito ancora profondamente legato ai valori e alla storia del socialismo e del movimento dei lavoratori.

Come è stato possibile, quindi, che una così grande massa di sinceri socialisti abbia accettato la “mutazione genetica” del più antico partito della sinistra italiana?

Questa è la domanda che si deve porre oggi chi, come noi, sta dentro il Pd da sinistra (o, se volete, “da socialista”), come premessa ad ogni riflessione sul futuro. Perché lo straordinario risultato del nostro partito è, allo stesso tempo, uno straordinario invito all’omologazione al pensiero renziano (vuoi per l’appagamento di una vittoria a valanga, vuoi per le lusinghe materiali di un partito che governa con il 40%).

Se vogliamo evitare che il Pd completi nei prossimi anni la sua transizione verso un liberalismo che non ci appartiene e che non riteniamo all’altezza dei problemi dell’Italia e dell’Europa, dobbiamo reagire. Non proponendo l’ennesima conta interna dai contorni di lotta di potere, ma rilanciando invece un progetto politico radicalmente alternativo a quello renziano.

Un progetto politico socialista, nei fini e nei modi. Un progetto politico animato dalla partecipazione di lavoratori e intellettuali, non solo di quadri locali ed “eletti”. Un progetto politico nazionale, esteso e omogeneo in tutto il territorio italiano.

L’alternativa, cari compagni, è quella di una lenta, magari borbottante, omologazione. Un’alternativa che, non serve sottolinearlo, sarebbe disastrosa per il futuro della sinistra italiana.

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