Perché la nostra gente non ci capisce

Articolo scritto per TRed.

Ieri la minoranza cuperliana ha fatto una scelta, quella di appoggiare la staffetta fra Letta e Renzi. Noi abbiamo condiviso questa scelta. Le nostre motivazioni (la debolezza di Letta, la situazione paradossale del Pd di Renzi che fa opposizione al governo che sostiene, l’assurdità del pensare di andare ad elezioni anticipate come se fosse una cosa assolutamente normale, la difesa dell’impianto parlamentare della nostra democrazia) sono qui abbastanza secondarie.

Quello che non è secondario è la reazione della nostra gente: una reazione per certi versi comprensibile, ma lontanissima dal nostro modo di pensare e dalle nostre argomentazioni. Ieri era come se i nostri compagni parlassero una lingua diversa dalla nostra. Non è stato piacevole.

Questo ha però delle implicazioni politiche. Le reazioni di ieri nella base “di sinistra” del Pd fanno intravedere come sia difficile e stretta la via per chi vuole costruire un progetto diverso da quello liberale di Renzi e quello “ulivista di sinistra” di Civati. Difficile e stretta perché, ahinoi, siamo rimasti in pochi dentro al Pd a sentirne la necessità.

E questo, a dir la verità, non ci sorprende: perché quello che pensiamo, quello che ci diciamo nei seminari a porte chiuse a Roma, non lo diciamo pubblicamente chissà da quanto tempo. “Non è il tempo”. Non è mai il tempo. E così diventiamo sempre meno, a noi si sostituisce chi da 7 anni col suo blog porta avanti con costanza (e un po’ di opportunismo) le proprie idee, senza farsi troppi problemi delle “conseguenze politiche”.

La nostra gente non ci capisce più. Ed è così perché abbiamo smesso di parlarle col nostro vocabolario. Vuoi per tatticismo, vuoi per mancanza di coraggio,vuoi perché magari ci piace l’idea di essere una minoranza illuminata che non ha bisogno di un consenso popolare per avere ragione.

Solo che fra “minoranza illuminata” e “specie estinta” il passo è molto breve.

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