Non basta dire che il neoliberismo è brutto

Articolo scritto per TRed.

Stamattina Stefano Fassina ha scritto una lunga nota su Facebook, dicendo alcune cose interessanti e condivisibili. Partendo dalla considerazione che la frattura dentro al Pd non sta fra conservatoriinnovatori (o fra ex-Ds o ex-Margherita) ma fra chi sostiene ancora le politiche neoliberiste e chi no, ha rivendicato il lavoro di rielaborazione ideologica svolto durante la segreteria Bersani (il cosiddetto neo-umanesimo laburista).

Noi siamo d’accordo. Però una cosa non ci convince: pensare che il neo-umanesimo laburista (e l’impostazione ideologica della segreteria Bersani) abbia fallito perché si sosteneva il Governo Monti. Secondo noi il punto è un altro. E il punto è che non si può contrapporre ad una cultura egemone come quella neoliberale un semplice rifiuto, appena mitigato dal miraggio di ricostruire le “democrazie delle classi medie” (bah).

Benissimo la critica al neoliberismo, ci mancherebbe, ma per contrapporci cosa, che alternativa? Ecco, su questo punto vorremmo che i nostri dirigenti, quelli della sinistra del Pd, fossero un po’ più coraggiosi. Perché non basta dire che il neoliberalismo è brutto, magari poi dicendo che il Pd si basa sul “riconoscimento del primato del merito” (sempre Fassina nella nota).

No, non basta. Al neoliberalismo bisogna costruire un’alternativa, e che sia radicale nella sua alternatività. Con coraggio.

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