Se il criterio fosse la razionalità (il segretario lo sceglierebbero gli iscritti)

Articolo scritto per TRed.

E’ tornato a scaldare i cuori di milioni di disoccupati, sottoccupati e precari l’annoso tema della platea delle primarie Pd. Noi, che siamo in sintonia col popolo, abbiamo deciso di occuparcene usando un metodo strettamente logico-geometrico, coniugando la pedanteria scolastica con il rigore spinoziano. Elencheremo quindi tutte le motivazioni a favore delle primarie degli elettori e le metteremo al vaglio della ragione.

1. “Se il segretario lo votano solo gli iscritti, il Pd si chiude alla società”. Alle primarie dell’anno scorso (che dovevano eleggere il quasi-sicuro-prossimo-premier) votarono poco più di 3 milioni di elettori, cioè meno di un terzo degli effettivi elettori della coalizione nel febbraio sucessivo. Se per società si intende il corpo elettorale (quasi 47 milioni di elettori – ovvero tutti quelli che potenzialmente potrebbero considerare l’ipotesi di votare Pd), alle ultime primarie ha partecipato circa il 6% della società propriamente detta. Dunque: fare le primarie non significa “aprirsi alla società”, ma “aprirsi ad una minoranza della società”. E’ esattamente quello è un partito: una minoranza organizzata. Ma, se il Pd vuole organizzare una minoranza, siamo sicuri che sia efficiente individuare quella minoranza in un corpo elettorale non qualificato (come invece sono gli iscritti)? Il dato storico dimostra di no: il Pd ha fatto primarie ad ogni livello e per ogni carica negli ultimi 5 anni, e “l’apertura alla società” non si è verificata.

2. “Le regole non si cambiano in corsa”. Lo Statuto del Pd (Articolo 4) prevede che ad eleggere il Segretario nazionale siano “gli elettori del Pd”, qualificati come coloro che “dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrate nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori” (Articolo 2). E’ evidente quindi che, per far votare solo agli iscritti il Segretario nazionale, sia necessaria una modifica statutaria. Ora, le modifiche statutarie non sono escluse dallo Statuto. Mancando poi fra i tre e i quattro mesi al Congresso è abbastanza incomprensibile l’idea che lo Statuto non si possa modificare, anche perché, nello Statuto, questa limitazione temporale non è prevista (articolo 42).

3. “Le regole si cambiano solo in Congresso”. Argomento di derivazione storica: era così nella Dc e nel Pci, perché lo prevedevano i rispettivi statuti. Lo Statuto del Pd non lo prevede.

4. “Questa Direzione non ha la legittimità per modificare le regole, è stata eletta nel 2009, non rappresenta più il Partito”. Da un punto di vista statutario è vero, infatti la Direzione propone delle regole che poi devono comunque passare al vaglio dell’Assemblea Nazionale (come precisato nel suddetto articolo 42). Da un punto di vista sostanziale siamo fuori da ogni grazia di Dio. In pratica, si nega la validità della democrazia rappresentativa come metodo. E se proprio volessimo estendere questo ragionamento, verrebbe da chiedersi come uno Statuto elaborato nel 2007 possa valere ugualmente nel 2013.

5. “Se a votare saranno gli iscritti, a decidere il segretario saranno i baroni delle tessere”. Siamo particolarmente sensibili a questo tema, tanto che tempo fa abbiamo pure lanciato una non fortunatissima campagna per la riforma del sistema di tesseramento. Che le tessere non corrispondano agli iscritti, con picchi maggiori in alcune regioni in cui il clientelismo è fisiologico, lo sanno tutti. Questo non impedisce però che questo fattore possa essere circoscritto. Dal limitare il diritto di voto agli iscritti a prima del luglio 2013 (così da evitare decine di migliaia di nuovi tesserati negli ultimi mesi) alla ponderazione territoriale, e via così. E’ paradossale poi che la stessa obiezione non si estenda alle primarie aperte in cui potentati interni ed esterni al Partito hanno un potere di influenza sul voto ancora maggiore. Tralasciando il fatto che i padroni delle tessere sono generalmente anche padroni di pacchetti di voti. Il risultato, insomma, non cambia.

6. “Le primarie sono l’essenza del Pd”. Un’affermazione che viene presentata come assoluta, ma che è più che parziale. Non si ritrova in alcun documento del Partito, di alcuna specie e fattezza. Per dire: noi siamo iscritti al Pd da quando è nato e non certo “perché si fanno le primarie”. Certo, può essere che qualcuno abbia confuso gli editoriali di Repubblica con la linea politica del Partito, ma questo è un errore di fonte, per quanto giustificabile.

Pensiamo di essere stati esaustivi. In queste proposizioni abbiamo dimostrato razionalmente che le argomentazioni a favore delle primarie “degli elettori” si fondano o sull’errore logico o sull’assurdità dialettica. Ne deriva che il Segretario nazionale del Pd lo dovrebbero scegliere gli iscritti.

Ma, aspettate!, c’è una cosa che non vi abbiamo detto: le dimostrazioni logico-geometriche si basano su assiomi. E tutte le precedenti proposizioni si basano su un semplice assioma: che il Pd sia un Partito. Se si nega questo assioma, liberi tutti. Ok, liberi tutti.

Annunci

Se proprio c'hai voglia, lascia un commento.

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...