I dubbi della Sinistra Pd

Articolo scritto per TRed, il blog della sinistra che brancola nel buio.

Abbiamo già scritto come questo Governo sancisca, in un certo senso, la quasi-scomparsa della cultura politica socialista nel nostro paese, sommersa dalla valanga liberale (di destra e di sinistra). Sulle cause di questo processo, sicuramente aiutato dalla diffusa e progressiva abiura ideologica degli ultimi trent’anni, ci sarebbe tanto da dire: le colpe delle classi dirigenti nazionali e locali dei partiti socialisti (politicismo, leggerezza morale e ideologica, opportunismo), un certo velleitarismo degli intellettuali di area, una crisi del sindacalismo politico più acuta che negli altri paesi europei. Ci sarebbero libri da scrivere a riguardo.

Ora. Teoricamente la maggior parte dei socialisti italiani dovrebbe ruotare attorno al maggiore partito della sinistra italiana, ovvero il Partito Democratico. Sappiamo che non è così, e non solo per gli errori commessi nella quotidianità politica. La maggior parte dei socialisti (che esistono) è dispersa nella società, senza punti di riferimento, spesso rinchiusa in un autocompiacente nichilismo. Resta il fatto che, per la sua stessa esistenza, le vicende della sinistra italiana, e quindi le sue materiali possibilità di rinascita, sono strettamente legate alle vicende interne al Partito Democratico.

E le vicende interne al Partito Democratico da oggi fino a fine 2013 hanno un nome: Congresso. E arriviamo al nodo. A noi pare stia buttando molto male. La situazione attuale è più o meno questa: a destra Renzi si candiderà quasi sicuramente, provocando un massiccio smottamento nei quadri intermedi, soprattutto trenta-quarantenni (per la letteratura scientifica questo fenomeno si chiama “panico da sopravvivenza”): ciò metterà in crisi quello che è attualmente il centro del Partito, cioè l’alleanza fra Bersani, Franceschini e Letta (la stessa eterogenea e contraddittoria maggioranza che ha governato il Partito negli ultimi 4 anni). Attualmente in questo correntone centrale l’idea è di esprimere un candidato comune (magari ricandidando Epifani), ma per ora da quelle parti trionfa l’attendismo. C’è poi Civati, che socialista non è (come ci ha detto a noi di TRed), ma che negli ultimi mesi sta sfruttando ogni occasione per accreditarsi come l’alternativa di sinistra a Renzi. Infine, la parte sinistra degli ex-bersaniani sostiene Gianni Cuperlo, un ottimo dirigente ed intellettuale che però ha dalla sua la sfortuna di essere poco conosciuto e incredibilmente fuori tempo rispetto ai ritmi dell’attuale sistema di informazione.

Bene. Stando così le cose, i socialisti del Pd (che non sono pochi) al Congresso si divideranno in tre tronconi: un po’ con l’aristocratico Cuperlo, un po’ col contraddittorio e per ora sconosciuto candidato del Centro, un po’ con il cripto-liberal Civati. Risultato: Renzi e i liberali (ex-Ds come ex-Margherita) confluiti su di lui si mangeranno il Partito, marginalizzando definitivamente la nostra cultura politica.

Uno scenario apocalittico, ce ne rendiamo conto. Ma è quello che si sta profilando. C’è ancora però una possibilità di scampo. C’è la possibilità che questi tre tronconi trovino qualcuno che li federi (o li svuoti), così come Renzi sta federando (o svuotando) la destra interna. Una persona con appeal mediatico dentro e fuori dal Pd, in quella sinistra polverizzata che c’è ma che non si vede; una persona con idee chiare e radicali sull’organizzazione e sulla ridefinizione ideologica. Una persona che possa polarizzare i socialisti, aprendo una arricchente lotta politica con i liberali aggregati attorno a Renzi.

Quella persona si chiama Fabrizio Barca. E se tiene alla rinascita della sinistra come dice e come noi crediamo, faccia un passo in avanti. E ci porti alla vittoria.

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