Renzi ha ragione

Articolo scritto per TRed, il blog della sinistra che spiazza.

Cioè: Renzi è decisamente poco rispettoso nel saltare sistematicamente le direzioni del Pd (che vuole evidentemente delegittimare, evvabbè).

Ma su una cosa ha ragione: queste direzioni non servono (quasi) a niente. Non sono un luogo di discussione franca e aperta, tendono all’unanimismo di facciata (che di solito dura quanto la notte che separa la direzione dall’uscita dei giornali) e non assolvono al loro scopo principale: recepire le istanze dei livelli inferiori, rielaborarle e dare la linea. Ovvero: dirigere.

Perché? Primo: si tratta di un organismo troppo largo, e quindi naturalmente pletorico. Secondo: i contenuti della discussione sono pubblici, se non per questa geniale trovata dello streaming perché i dirigenti non riescono a dire di no ai giornalisti (poveretti) – e zero riservatezza = zero sincerità (benvenuti nel mondo reale). Terzo: perché il sistema delle direzioni (trasmissione di informazioni e linee dalla base ai vertici e viceversa) si è incriccato, rendendo le direzioni più un trito (e noioso) rituale che un momento di democrazia interna.

Cosa fare? Ripensare completamente gli organi interni (per esempio uccidere l’Assemblea Nazionale), magari creando una direzione più snella, sul modello dell’operativissimo e funzionalissimo Comitato Esecutivo Nazionale (National Executive Committee) del Labour inglese. Ripensare anche il nostro modello di democrazia interna, in cui dietro allo sbandierato pluralismo si nasconde un frazionismo incompatibile con  un’organizzazione nazionale funzionante (sì, saremmo i soliti illiberali leninisti, ma nei partiti europei il centralismo democratico non è né un’opzione né una parolaccia: è la normalità). Infine, ripensare il motivo per cui stiamo tutti assieme nello stesso partito: che senza un fine comune non ci si deve sorprendere che ogni dirigente nazionale metta al primo posto il proprio utile rispetto a quello della comunità politica (Renzi è solo uno dei tanti in questo).

Che poi, fossimo un partito dal 60%, potrebbe anche starci. Il punto è che, sorprendentemente, non lo siamo.

P.S. a proposito di ripensare il modo in cui siamo organizzati, i vostri due blogger preferiti stanno rilanciando Partiamo Bene, una campagna per cambiare il sistema del tesseramento e rimettere al centro della democrazia interna gli iscritti, a scapito degli oligarchi ricchi di tessere e degli eletti arroganti. Dateci una letta, e se vi va firmate e diffondete.

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