Una spending review per il Pd

Articolo scritto per TRed, il blog della sinistra che non c’ha soldi.

Ci sono cose che ci fanno assai arrabbiare. Una di queste è come il Pd nazionale spende i suoi soldi. Vedete, noi veniamo da delle realtà in cui a malapena si riesce a pagare l’affitto per una sede fisica comunale, figurarsi un sondaggio. Quindi, visto che i nostri compagni di Roma (senza nulla togliere alle creative spese improduttive dei regionali e dei provinciali) paiono essere un po’ fuori dal mondo, gli abbiamo fatto questa breve lista:

Sondaggi. Un sondaggio costa fra i 1000 e i 3000 euro. Al di là della funzionalità generale dello strumento (che dipende più dall’intuizione del sondaggista che dai suoi modelli matematici), siamo in una fase – da circa una ventina d’anni – in cui il panorama politico è troppo liquido per fare previsioni vagamente esatte. Ad ogni livello. Facciamone a meno.

Comunicatori. La comunicazione è una cosa troppo seria per lasciarla agli esperti di comunicazione. Gente rispettabilissima, e che magari ne capisce a pacchi. Però quando esternalizzi una delle due funzioni più importanti di un partito politico tu, amico dirigente, dovresti renderti conto che sei un politico a metà. E quindi forse potresti fare a meno di fare il politico, invece di spendere i soldi della nostra comunità per riempire i vuoti della tua formazione politica. Oppure, se proprio continui a pensare che il paese abbia bisogno di te, potresti chiedere a qualche giovane (di quelli veri, non i trentenni o i quarantenni) che già milita nel Partito e che lo stesso mestiere del comunicatore lo farebbe gratis (o quasi) e con convinzione.

Stipendi. Non vogliamo alimentare la polemica lanciata da Renzi (in modo subodolo – ma siamo abituati a gente che usa i giornali invece di metterci la faccia). Ma quando leggiamo che un membro di segreteria nazionale piglia 3100€ netti ci viene mal di pancia. Perché la politica non è uno strumento di promozione sociale. Anzi, al massimo è un sacrificio. E non veniteci a parlare di operai e precari, che non ci pare ce ne sia mezzo in segreteria nazionale (e in Parlamento, e nei Consigli Regionali, e nei Consigli Comunali).

Iniziative. E’ cosa buona e giusta che i dipartimenti facciano iniziative a Roma. Ma è cosa buona e giusta solo se hanno una qualche utilità. Molte non ce ne hanno. E sono rimborsi su rimborsi. Potremmo citarne milioni, citiamo il caso più evidente: Finalmente Sud. Si tratta di fare un rapporto costi/benefici, non è troppo difficile, le realtà territoriali o lo fanno o non sopravvivono.

Organizzazione. Da qualche tempo noi si dice che dovremmo fare un pensierino su come siamo organizzati. Invece, una delle poche iniziative politiche utili che era stata pensata in questi anni (una conferenza organizzativa) non s’è fatta. Vabbè.

Regionali. Visto che quando è nato il Pd andava di moda il federalismo, noi abbiamo ben pensato di dare una sbrega di soldi ai regionali, togliendoli da dove servono sul serio, ovvero le federazioni provinciali e i circoli. Abbiamo così creato 20 simpatiche mezze-Roma. Utilità rasente allo zero (tranne per i dirigenti regionali, certo).

Questo non è tutto, ma dobbiamo pranzare. Non è che ci date un rimborsino per il lavoro?

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