Apologia di Giannino, il funzionario che voleva fingersi tecnocrate

Articolo scritto per TRed, il blog della sinistra illiberale.

Oscar Giannino, come ha ben raccontato il Post qualche settimana fa, è cresciuto politicamente nel Partito Repubblicano Italiano di Giorgio La Malfa (figlio un po’ sfigato di quel grand’uomo che fu Ugo La Malfa). Proprio su indicazione di La Malfa Junior nel 1984 (a 23 anni) divenne funzionario del Partito Repubblicano, mestiere che esercitò fino al 1994, quando il Pri esplose in seguito alle numerose inchieste che lo travolsero.

A quel punto Giannino si reinventò. Da dirigente di un partito keynesiano si trasformò in giornalista economico e araldo del liberismo. Come valvola di sfogo politico per le sue idee trovò pronta quella destra berlusconiana talmente illiberale da aver bisogno di continue iniezioni di legittimazione ideologica: dopo esperienze al Foglio e in Rai (indovinate su indicazione politica di chi) nacque LiberoMercato, l’allegato economico di quel Libero di Vittorio Feltri cane da guardia del berlusconismo.

Questa periodo si concluse però nel 2009, per “divergenze con l’editore”. Da allora Giannino è stato un battitore libero, diciamo così. Nel luglio 2012 il nostro si è ritrovato a fondare un movimento politico insieme a popò di docenti, intellettuali e professionisti accomunati da una visione tendenzialmente liberista e tecnocratica della crisi italiana. Nasceva Fermare il Declino (Fid). E con esso iniziava l’irresistibile ascesa mediatica del protagonista di questa storia.

Ascesa che oggi potrebbe subire un arresto: il cofondatore di FiD nonché altro nome forte del movimento, Luigi Zingales, ha dichiarato di abbandonare la sua creazione dopo aver scoperto che il master alla Chicago Booth School of Business che Giannino andava sbandierando nei suoi curriculum vitae su internet (ma non solo) se l’era inventato di sana pianta.

Ora. Noi non abbiamo mai nascosto la nostra ammirazione per il personaggio e per la sua proposta politica. Non la condividiamo per niente, ma ci piace il suo essere, per così dire, pura e non compromissoria. Di più, pensiamo che con la solo-rimandata fine definitiva del berlusconismo destra e sinistra completeranno la loro normalizzazione politica in quel senso, dopo vent’anni di imbastardimenti reciproci.

E questa vicenda non indebolisce la nostra ammirazione per il malcapitato Giannino. Anzi, la aumenta. Da questa vicenda esce un Giannino umanizzato: uno strano e brillante funzionario di partito che, per non sfigurare davanti ai suoi compagni di movimento, si inventa di sana pianta un master in una delle più importanti università americane.

E, grazie a questa vicenda, migliaia di liberali che si accorgeranno attoniti che nonostante sia uno cresciuto a pane e apparato buro-partitico, nonostante non abbia mai conseguito un master in Vattelapesca alla Vattelapesca University, nonostante queste incredibili pecche, il loro nuovo leader rimane un bravo politico.

P.S. comunque, se vogliamo trovare una morale a questa storia, è che non bisogna fingere di esser quello che non si è: perché se Zingales si è preso la briga di andare all’archivio della sua università per scoprire se Giannino sul serio aveva studiato là forse qualche dubbio il tentativo di mimesis l’aveva suscitato.

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