Il rumore di una democrazia che muore

Articolo scritto per TRed, il blog della sinistra ottimista.

Viviamo in una democrazia morente. Una democrazia che puzza di consunto, di infunzionale. Una democrazia che è morta anni fa nelle teste degli italiani, prima ancora che nei sondaggi propinatici ogni giorno e mezzo da telegiornali, quotidiani, talk show, “fonti private”.

Sta morendo, e si vede ogni giorno, si sente ogni giorno. Muore con i cittadini che invocano il taglio dei propri rappresentanti negli organi elettivi. Muore con i politici che non riescono a invertire la tendenza, o che magari non vogliono, è troppo difficile. Muore con i partiti che pensano più a come comunicare concetti elaborati in ristretti circoli che a coinvolgere la società nell’elaborazione degli stessi. Muore con gli intellettuali che si ritirano nell’astrazione privata, ignavi di fronte alla decadenza morale della nostra società. Muore con le organizzazioni intermedie che si uniscono al coro per cercare di far dimenticare che anche loro sono nell’obiettivo. Muore con quelli che senza democrazia possono vivere benissimo, perché sono nella posizione sociale ed economica di vivere felicemente senza una democrazia, e altro non gli interessa. E muore con quelli che senza democrazia non potrebbero vivere felicemente, che una posizione sociale ed economica forte non ce l’hanno, ma a cui poco interessa.

La nostra democrazia sta morendo per inedia. Non è più nutrita, non è più partecipata. E’ una democrazia con una base sociale sempre più ristretta. E un’istituzione senza base sociale è un’istituzione destinata a morire o a mutarsi, anche radicalmente. E questo sta avvenendo: la fine del compromesso socialdemocratico ha lasciato la società (tutta, perché tutta ci partecipava, dai progressisti ai conservatori) disorientata, attonita. Un po’ si è richiusa in se stessa, un po’ ha deciso di non reagire, e questo non-reagire l’ha chiamato “modernità”. E’ ritornata ai disastrosi antichi miti della società che si autoregola armonicamente solo se è libera dall’organizzazione statale.

E la società, la nostra società, ha deciso che forse, la democrazia, era un orpello del passato, se non inutile, quantomeno invadente. Perché? Perché l’individuo ha scelto di concepirsi sempre più in base alla sua dimensione economica e sempre meno in base a quella morale. Valutando le azioni proprie e degli altri non nell’ottica della correttezza morale, ma in quella dell’utilità e dell’efficienza economica.

La democrazia non sta morendo per caso. La democrazia sta morendo perché la società è cambiata.

E la società è cambiata, è cambiata in peggio. E’ una società dall’etica decadente, ammorbata dall’individualismo più cinico, da un’immoralità ipocrita e perbenista. Una società, che, in fin dei conti, può fare a meno della democrazia, fintantoché gli viene garantito un livello di benessere adeguato.

Una società che non sta subendo la fine della democrazia. No, non è così, è il contrario. Questa è una società che la democrazia la sta soffocando con un vellutato cuscino di piume. E mentre lo fa, ascolta con sguardo fra il compiaciuto e il disinteressato che rumore fa una democrazia che muore.

—- ★ —-

Post scriptum: come pare evidente questa roba è stata scritta in un momento in cui l’autore stava rivalutando il pessismo cosmico. Cionondimeno, abbiamo valutato che fosse un post significativo, oltre che abbastanza solido nell’argomentazione.

La redazione (di cui d’altrocanto anche io faccio parte – penso si chiami bipolarità questa cosa) mi ha però invitato ad aggiungere una nota che rendesse il tutto un po’ più agrodolce. Dunque. Se è vero tutto quello che scrivo sopra, e a pensarci mi rideprimo, è pur sempre vero che:

– Anche in questo fosco quadro si sono avute manifestazioni di pensiero e di azione decisamente alieni dall’individualismo imperante. Penso al volontariato sociale, ma anche alla persistenza di (per quanto ristretti) circoli di pensiero critici e alternativi allo spirito del tempo, spesso tendenti al massimalismo. E’ tempo che il riformismo (categoria che forse non ha più tanto senso) torni ad essere critico con la realtà. Chè l’accondiscendenza non ha fatto tanto bene né a lui né alla società.

– Si avvertono netti segnali in controtendenza a quanto scritto sopra. Innanzitutto in quella parte politica che naturalmente dovrebbe avere il solidarismo (e la conseguente lotta ad un individualismo naturalmente non etico) fra i suoi principi fondamentali (Liberté, égalité, fraternité; eh sì, col Natale diventiamo banali oltre che in sovrappeso). Ma anche in una società che, colpita anche profondamente dalla crisi economica e da livelli di benessere che calano dopo aver per tanto tempo stagnato, si sta ricordando a cosa serve il pubblico (inteso come cosa pubblica).

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