Perché domenica voteremo Bersani

Articolo scritto per TRed.

Probabilmente, a chi ci conosce di persona, questo endorsement non sorprenderà più di tanto. A quelli che invece ci conoscono solo tramite questo blog, invece, la nostra scelta potrebbe apparire non particolarmente scontata. In questi (pochi) mesi di vita abbiamo cercato di essere una voce critica e non scontata rispetto al partito in cui militiamo e al “campo” a cui aderiamo sentimentalmente. Sostenere il candidato che agli occhi di molti rappresenta l’esistente potrebbe essere considerato poco coerente da due persone – più un dinosauro di plastica – che con l’esistente sono molto (forse troppo) critiche.

Eppure abbiamo deciso di votare Pierluigi Bersani. Lo abbiamo scelto in tempo, senza arrivarci per contrarietà. Lo abbiamo scelto per quello che rappresenta, per i valori che incarna, ma l’abbiamo scelto anche seguendo un ragionamento più schiettamente politico1.

Un ragionamento che parte dalla situazione politica del nostro paese e, in più piccolo, da quella del nostro campo politico.

Pierluigi Bersani in questi anni ha condotto il Partito Democratico in un percorso difficile, irto di difficoltà impreviste o generate dalle perduranti contraddizioni interne. Un percorso che ha portato un partito in preda all’anarchia organizzativa e vicino ai minimi storici verso una non scontata normalizzazione (che di tanto in tanto può anche essere un termine elegante) della sinistra italiana.

Una sinistra finalmente organizzata attorno ad un grande partito pragmatico (o riformista, se volete), simile ai grandi partiti socialisti europei per ideali, forza organizzativa e radicamento sociale. Un partito progressista2, culturalmente inedito quanto forse immaturo, in cui però il nodo chiave della storia unitaria italiana, la partecipazione dei cattolici alla vita politica, viene risolto in un modo mai sperimentato: la coesistenza con culture di provenienza diversa.

E in quest’esperimento, ormai ben lontano da quell’amalgama mal riuscito che era stato, Bersani c’ha messo la sua forza, la sua tranquillità, la sua competenza. L’ha tenuto insieme, l’ha curato, ha sopportato i fiumi di veleno che gli si riversavano addosso da ogni parte. Pierluigi Bersani è l’uomo che più di tutti ha creduto nel Partito Democratico.

E se oggi il Partito Democratico regge, se oggi qualcuno può sperare di usarlo come trampolino di lancio per le sue personalissime ambizioni personali, è grazie a Pierluigi Bersani.

Errori sono stati commessi. Ancor di più, contraddizioni drammatiche sono state evitate da una classe dirigente troppo abituata a subordinare la tensione morale al quieto vivere. Il Partito Democratico è ancor lontano da quello che dovrebbe e potrebbe essere.

Ma questo non è il momento di buttare giù l’ultima baracca della politica italiana che regge ancora, né di cambiarne in opera le fondamenta. Questo è il momento di rafforzarla, questo è il momento di rendere quella baracca, quella bistrattata baracca, il perno su cui il nostro paese possa uscire dalla crisi economica e sociale completamente mutato rispetto a come ci è entrato. E mutato in meglio.

Un paese più giusto, una società più solidale, uno Stato più simile ad un’associazione solidale di cittadini che a uno strumento di arricchimento di pochi. Le cose da fare sono molte.

Ci serve, serve a tutti, una sinistra normale.

E ci serve un uomo straordinario nella sua normalità.

Un uomo che abbiamo già visto all’opera  due volte, in un ruolo di Governo e ci è piaciuto: nei difficili equilibri politici in cui si è trovato ha portato a casa tante piccole vittorie che hanno effettivamente migliorato la vita degli italiani. Niente annunci grandiosi per conquistare prime pagine seguiti dal nulla o minime foglie di fico come invece ci ha abituato chi governa e ha governato in questo Paese.

Un uomo che coniuga ideali e concretezza, vicinanza alle esigenze dei più deboli e rifiuto del settarismo di classe e del populismo senza messaggio. Innovazione e continuità. Modernità nei metodi insieme a tradizione dei valori.

Quell’uomo, quest’uomo, è Pierluigi Bersani.

Ora che lo sapete, votatelo.


1. Più o meno come ha fatto Paolo Flores D’Arcais.

2. Non liberale, che di partiti liberali (tendenti a destra come a sinistra) in Europa sopra al 10% non ce ne sono e né si sono mai visti negli ultimi 50 anni. E non sorprende, vista l’inadeguatezza e l’indefinitezza di una cultura politica che, citando Tony Judt, “per quanto venerabile e rispettabile, nasconde di più di quello che mostra”.

Annunci

Se proprio c'hai voglia, lascia un commento.

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...