Partiamo Bene! Appello per una nuova democrazia interna

Questo invece è l’appello che ho scritto per la campagna “Partiamo Bene – per una nuova democrazia interna“. Una cosa che dovete firmare e diffondere.

Di fronte alle pressanti richieste di rinnovamento dei cittadini italiani, il Partito Democratico non può accontentarsi della sua particolarità nello scenario politico attuale. Se è vero che, solo fra i tanti, il Pd ha deciso di superare l’ipotesi leaderistica e di organizzarsi in senso collegiale e popolare, è d’altro canto corretto chiedersi se il Pd così come è oggi organizzato garantisca a suoi iscritti una reale applicazione dell’Articolo 49 della Costituzione Italiana (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale).

Noi riteniamo che in questo senso il Pd potrebbe e dovrebbe compiere ulteriori passi in avanti. Sappiamo qual è la posta in gioco: la sfiducia nei confronti dei partiti rischia di mettere in dubbio la stessa possibilità di una democrazia rappresentativa in Italia. Da più parti nuovi populismi cercano di saldare alla crescente crisi sociale l’idea che le istituzioni rappresentative siano un mero orpello, se non un ostacolo al bene comune. Il Partito Democratico deve raccogliere la sfida, dimostrando che i partiti possono tornare ad essere il principale strumento di partecipazione dei cittadini alla vita democratica.

Ma per fare questo, bisogna riflettere su quali siano i reali rapporti di forza all’interno del Partito Democratico. Oggi, un cittadino che si avvicinasse si iscrivesse al Pd potrebbe realmente incidere sulla sua linea politica?

Un primo grave problema si ha nel fenomeno del tesseramento gonfiato: iscritti che controllano pacchetti di “tessere” che non corrispondono a reali tesserati. In questo modo, il ruolo degli iscritti reali (ovvero quelli che si iscrivono spontaneamente) viene compresso fino, in certi casi, a diventare ininfluente. Per risolvere questa situazione si potrebbe adeguare il sistema di tesseramento italiano a quello dei grandi partiti europei, in cui non si registrano fenomeni analoghi. Iscrizione online, pagamento non in contanti e centralizzato, invio postale: le possibili innovazioni sono a portata di mano, basta volgere lo sguardo ai sistemi di tesseramento dei grandi partiti europei.

Un secondo problema si verifica poi nelle modalità congressuali. Ad ogni livello, il Congresso si è trasformato in un luogo in cui più che parlare della linea politica dell’organizzazione si battaglia fra cordate interne, mirando a conquistare più posti possibili negli organi dirigenti. In un partito che funziona secondo il principio rappresentativo questo meccanismo rende ancora più ininfluente il contributo del singolo iscritto. Inoltre, sempre seguendo questa degenerazione, gli organi dirigenti eletti dai militanti si sono ampliati progressivamente, trasformandosi in organi pletorici senza reale potere decisionale (che infatti si è spostato in altri luoghi informali e senza legittimazione democratica). Da questi problemi è sorta l’opzione delle primarie come strumento di selezione della dirigenza del partito. E’ però evidente che se da una parte queste hanno ridato legittimità alle scelte del partito e riattivato canali di partecipazione ormai spenti, dall’altra hanno lasciato intatte tutte le tendenze di degenerazione della democrazia interna di cui stiamo parlando.

Un terzo problema che si registra, direttamente derivato dai primi due, è infine nella preminenza che hanno progressivamente assunto gli iscritti che ricoprono ruoli amministrativi (sindaci, consiglieri regionali, etc.): il Partito e i suoi organi dirigenti perdono progressivamente il ruolo di direzione politica di fronte a singoli membri legittimati dal consenso elettorale.

Per superare questi problemi serve innanzitutto la costituzione di un vasto schieramento di forze all’interno del Partito che prema per una profonda autoriforma interna, anche a costo di rompere antiche posizioni consolidate e stanche consuetudini. Le soluzioni per i problemi che poniamo in questo appello ci sono, basta volerle applicare. Un nuovo regolamento del tesseramento, una revisione dello Statuto e, infine, nuovi e innovativi metodi di intendere il rapporto fra Partito e movimento progressista italiano.

Per questo chiediamo, da militanti e attivisti del Partito Democratico, che si apra una discussione seria e trasparente in vista del Congresso 2013.

Partiamo bene, per una nuova democrazia interna.

Per aderire clicca qua!

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2 commenti »

  1. Enrico Coltri said

    Carissimo, sono arrivato per vie traverse al vostro appello, e devo ammettere che mi ha attirato molto, ma non sono del tutto convinto a firmarlo. Perchè? Perchè manca di proposta, o meglio, la proposta manca di contestualizzazione. Vengo al punto: non capisco bene come cambiare il metodo di adesione possa evitare di avere i “pacchetti di tessere”. Spero tu mi sappia dar risposta.

  2. Ste Poggi said

    Beh, cambiare il metodo di tesseramento ostacolerebbe il formarsi di pacchetti di tessere (non di aggregazioni di militanti e dirigenti – quella è una cosa diversa), fino ad eliminare la possibilità che esistano. Poi il problema non è solo di regole ma anche di moralità, ovviamente. Infatti la campagna è di proposta ma anche di sensibilizzazione rispetto al problema.

    Spero di essere stato esaustivo,
    Ste

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