Per un nuovo interventismo statale

Post scritto per TRed, il blog della sinistra che soffia contro il vento.

L’Italia, nella sua storia repubblicana, ha affrontato crisi occupazionali peggiori di quella di oggi. Nel 1977-78 il tasso di disoccupazione era al 12%, per esempio. Mai però questo tasso era cresciuto così velocemente. Una velocità che, a meno di un drastico abbandono delle politiche di mera austerità, rischia di farci balzare in poco tempo sopra i massimi storici. Per dire: nel dicembre 2010 la disoccupazione era al 8,6%. Appena un anno e mezzo dopo, nel luglio 2012, era salita al 10,9%. Stiamo aspettando i dati di settembre, ma le previsioni non prevedono nulla di buono.

Bene. In questo scenario, quale direzione deve assumere la politica economica italiana? Una possibile risposta è ben sintetizzata dal manifesto Fermare il Declino, che ha raccolto adesioni a destra come a sinistra. E’ la risposta neoliberale, di compressione del ruolo del pubblico nell’economia: liberalizzazioni, privatizzazioni, meritocrazia. Una risposta forse utile a fare cassa (e anche su questo abbiamo qualche dubbio), ma con effetti sociali anche drammatici (ciao Grecia).

L’altra risposta non è molto popolare in Italia. E’ la risposta dell’intervento statale. Una risposta tanto tabù quanto storicamente radicata nell’economia italiana[1]. Una risposta, però, che non si può limitare a semplici riedizioni di politiche economiche del passato. E che, soprattutto, per essere compatibile con la compressione della spesa pubblica deve essere localizzata e chirurgica.

Quali parametri quindi per un nuovo intervento statale? Il primo è l’assenza di pregiudizi. Lo Stato può intervenire in diversi modi nell’economia reale, praticamente tutti sono stati sperimentati in passato – e nessuno ha mai provocato la fine prematura del capitalismo e l’instaurazione dei soviet. Quindi, bisogna decidere come intervenire: intervento diretto o intervento indiretto. Entrambe le formule possono funzionare, ed è giusto calibrarle sulla realtà su cui si vuole intervenire, per i fini che si vogliono perseguire. Ad un patto però: la spesa dev’essere produttiva, quantomeno potenzialmente, e deve essere decisa dopo un dibattito pubblico che interessi i corpi sociali e gli enti locali del territorio. La decisione può venire dall’alto, ma deve coinvolgere gli attori territoriali.

Secondo basilare principio: è meglio salvaguardare l’occupazione di un determinato territorio, piuttosto che spendere soldi per salvaguardare posti di lavoro in aziende non economiche. Prendiamo l’esempio della Carbosulcis: la sua importanza non deriva tanto dal bene prodotto (difficile considerare il carbon fossile come settore d’importanza strategica), quanto dal fatto che occupa 600 dipendenti in una delle zone più povere del paese. Ciononostante, per riconvertire la miniera il piano della Regione (proprietaria della miniera) prevede un costo di 250 milioni di euro all’anno, per un totale di 1,8 miliardi spalmati in circa 20 anni. Un costo enorme. Una montagna di soldi che potrebbero essere investiti, nello stesso territorio, per creare posti di lavoro in attività più innovative, anche in settori diversi. Con quei soldi si potrebbero formare migliaia di lavoratori e costruire un grande stabilimento, per esempio. Oppure si potrebbero varare dei piani di sostegno all’imprenditorialità locale.

Come decidere gli investimenti? Tre dovrebbero essere le linee guida: importanza strategica nazionale, sostenibilità ecologica e importanza sociale. Tre linee guida che si compenetrano, e che non possono che essere contemporaneamente perseguite.

Una volta superata la fase di crisi occupazionale (da cui, per altro, deriva gran parte della crsi dell’economia reale) le nuove aziende statali potrebbero essere privatizzate (assorbendo quindi ulteriormente i costi iniziali, già in parte ripagati da delle attività economiche ben gestite) oppure, e questa sarebbe un’innovazione politica non irrilevante, potrebbero essere trasformate in cooperative gestite dagli stessi lavoratori[2].

Certo, si tratta di una proposta embrionale. E subisce, in Italia, delle difficoltà di egemonia in cui versa il pensiero progressista, nonché della subalternità all’ideologia neoliberale di una sua (rilevante) parte[3]. Però è una proposta su cui vale la pena discutere. Perché se non si interviene l’Italia fra qualche anno potrà pur trovare con un debito pubblico sotto controllo, ma a quale costo sociale?

P.S. anticipiamo la tipica obiezione: ma i soldi dove li trovi? Beh, abbastanza semplicemente, non si tratta di aggiungere nuove risorse alla spesa pubblica. Si tratta di spostare risorse da altri capitoli di spesa. Spesa militare, inefficienze della pubblica amministrazione, corruzione, evasione, chi più ne ha più ne metta. Non è una questione di ulteriore spesa pubblica, è una questione di priorità.


1. Giacomo Bottos ne parla piuttosto bene.

2. Fra parentesi, non ci dispiacerebbe che dal nostro partito venissero delle proposte per assecondare i processi di cooperativizzazione di aziende in crisi attualmente in atto. A riguardo piace molto che il fondo CoopFond di LegaCoop dia aiuti in quanto a capitalizzazione, un po’ meno che lo Stato stia a guardare (dimenticando l’Articolo 45 della Costituzione Italiana: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”). E ancora meno che noi del Pd ci si ricordi della cooperative solo quando ci sponsorizzano le Feste Democratiche.

3. Quando Susanna Camusso ha cercato di lanciare una proposta simile dalle pagine dell’Unità le reazioni sono state:  significativa indifferenza nei partiti progressisti, fastidio fra le fila dei “liberali di sinistra”, sfottò da destra.

Annunci

Se proprio c'hai voglia, lascia un commento.

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...