Meglio andare da soli, che soli con l’Udc

Post scritto per TRed.

Dio solo sa quanto ci diano fastidio le discussioni sopra le future alleanze del Partito Democratico, figuratevi scriverci un post. Però, per una volta, dobbiamo derogare a questo disgusto, e parlarne.

Parlarne, anche se tutto apparentemente sembrerebbe già deciso: dopo l’apertura di Casini, le felicitazioni di Bersani (e di tutto il gruppo dirigente, a eccezione di un timido Orfini) e lo sganciarsi di Vendola a favore di una federazione con Di Pietro, tutto pare pronto per le future coalizioni.

Chiaramente, non è così. Intanto c’è una legge elettorale pessima che fino a dicembre potrà ancora essere riformata (e potrà essere riformata anche in senso non coalizionale). Poi c’è un campo conservatore tutt’altro che stabile (vedi il Pdl allo sbando, vedi Montezemolo, vedi Grillo, etc.) che difficilmente arriverà alla primavera del 2013 così com’è ora.

E quindi, perché parlarne? Perché lo scenario che si sta configurando, certo effimero, di un’alleanza Pd-Udc senza Sel (e senza Idv, ma ciò non dispiace), un po’ ci fa paura. Non tanto per una pregiudiziale anti-centrista, quanto perché vogliamo tanto bene al Partito Democratico, e ci dispiacerebbe vederlo rilegato in una große koalition preventiva con l’Udc.

Una große koalition preventiva che come primo effetto avrebbe un’emorragia di voti (e di militanti, e di simpatizzanti) verso sinistra, verso la sfiducia e un po’ verso ovunque. Una große koalition che, non equilibrata a sinistra dalla presenza di Sel, avrebbe poi molta difficoltà a fare quello per cui i progressisti italiani e europei dovranno lottare nei prossimi anni di crisi sociale: una revisione della riforma del lavoro approvata oggi, i diritti civili, una seria lotta all’evasione e all’illegalità. Praticamente tutto quello che un partito progressista pragmatico avrebbe da fare per raddrizzare le distorsioni della società italiana.

E quindi, l’appello e la speranza che vorremmo lanciare sono questi: piuttosto che un’alleanza Udc-Pd dal trito sapore berlingueriano, andiamo da soli. E stavolta andiamo da soli per davvero, e andiamoci coerentemente con la convinzione che le coalizioni si debbano fare dopo le elezioni, e non prima1. Così come è in tutti i paesi europei, insomma.

Magari non saremo autosufficienti nel formare una maggioranza parlamentare (ma magari anche sì, grazie al Porcellum). Ma avremo il merito di scardinare una volta per tutte questo bipolarismo coalizionale che dal ’94 condanna il paese ad un frontismo coatto e improducente. E per un partito che è nato con la vocazione di superare la Seconda Repubblica non sarebbe mica poco.


  1. Risposta preventiva ad obiezione scontata: no, non è la stessa cosa della “vocazione maggioritaria” di veltroniana memoria. Quella ipotesi era infatti basata sulla convinzione che ad un bipolarismo coalizionale andasse sostituito un bipartitismo nazionale altrettanto coatto, non suffragato da una riforma elettorale coerente. Noi invece si pensa che la legge elettorale dovrebbe premiare le liste più votare territorialmente, ma senza garantirgli automaticamente una maggioranza parlamentare. Funziona così in Spagna, in Francia e in Inghilterra. E ci pare abbiano qualche problema in meno di noi, dal punto di vita istituzionale. 

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