Quello che il M5S farà a Parma conta ben poco

Post scritto per TRed, il blog della sinistra che non generalizza.

Fra ieri e oggi abbiamo letto di tutto sulla vittoria del Movimento 5 Stelle a Parma. Ma in tutte le differenti analisi un concetto era condiviso: “Beh, almeno adesso vediamo se son capaci a governare“.

Noi, che un po’ ci inquietiamo quando tutti (ma proprio tutti) sostengono la stessa cosa, su questo non siamo proprio d’accordo. Quello che farà Pizzarotti a Parma, nel bene e nel male, non sarà un dato attendibile sulla maturità di governo del M5S.

Perché il M5S è un movimento in formazione, estremamente composito e eterogeneo dal punto di vista politico e organizzativo, un movimento liquido e potenzialmente configurabile come “partito degli eletti”: a bassa militanza ed alta resa elettorale. Di conseguenza, quello che Pizzarotti farà a Parma potrebbe non essere approvato da una parte rilevante del resto del M5S, o anche dal suo barbuto leader. Perfino non potrebbe essere approvato da tutti i grillini parmensi, per capirci.

Quindi, attenzione. Probabile che nei prossimi mesi di noia estiva i giornali, pur di riempire qualche colonna, rilanceranno qualsiasi atto politico rilevante della nuova giunta, dando ad azioni amministrative locali una valenza nazionale. Ma questo non vuol dire che dobbiamo farlo anche noi.

Un consiglio quindi per le analisi dei prossimi mesi: piuttosto che sederci su quello che il M5S farà a Parma, cerchiamo di capire a fondo la sua complessità nazionale e le sue articolazioni territoriali. Forse questo ci richiederà un po’ di più di fatica intellettuale, ma almeno potremo sperare di capirci qualcosa della “più grossa novità della politica italiana dalla discesa in campo di Berlusconi in poi“.

P.S. a Parma il M5S al primo turno ha preso quasi il 20% dei voti. Con questo sistema elettorale, in consiglio comunale avrà il 70% dei seggi (20 cadreghe). Mentre quelli che al primo turno avevano preso il rimanente 80% dei voti, avranno solo il 30% dei seggi (8 cadreghe). Noi l’avevamo detto in tempi non sospetti: questo sistema elettorale comunale va riformato. Al più presto. Ne va della qualità della democrazia italiana.

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