Dimenticare il frontismo

Post scritto per TRed, il blog della sinistra che aggiorna di tanto in tanto il proprio sito personale.

Da quando esistono più di due partiti di sinistra, si è sempre discusso su quali dovrebbero essere i rapporti fra di essi. E’ un problema che ha coinvolto (e coinvolge) tutto il progressismo mondiale in tutte le sue salse nazionali, ma in Italia ha rivestito, storicamente, un ruolo vitale, soprattutto nell’ambito del conflitto a sinistra fra Pci e Psi.

Apriamo una parentesi storica. Fino al ’21, tutto a posto, o quasi. C’era un partito solo della classe operaia, che al massimo dialogava coi partiti della sinistra borghese. La rivoluzione soviettista e la conseguente scissione di Livorno ruppero l’unità di classe del proletariato. Il sorgere del fascismo riallacciò i legami fra i due partiti, poi rafforzatisi nel periodo dell’esilio. Nel 1928 il Comintern adottò la posizione del socialfascismo, che in Italia Togliatti applicò rigidamente, per poi uscirne altrettanto rigidamente nel ’35, quando il clima era mutato a causa dell’avvento del nazismo e del Fronte Popolare in Francia. E’ questo il periodo del frontismo, dell’unità di classe contro i fascismi. Posizione che durerà per tutta la seconda guerra mondiale e che scaturirà in Italia nella lista unica del Fronte Popolare alle elezioni del 1948. Nonostante la sonora sconfitta, i rapporti fra i due partiti rimasero quasi federativi, e questo almeno fino all’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956. Da quel momento fra Pci e Psi iniziò una fase di crescente conflittualità, sviluppatasi poi in un vero e proprio conflitto per l’egemonia a sinistra durante la segreteria di Craxi. Poi il Pci, travolto dagli eventi, smise di essere comunista, ma senza diventare socialista. Tangentopoli illuse la classe dirigente del Pds di poter affermare con le manette la propria definitiva egemonia sulla sinistra italiana. Non fu così. E alla diffidenza fra socialisti e comunisti si sostituì il frontismo anti-berlusconiano, suscitato sia dalla legge elettorale coalizionale sia dal clima culturale di crociata etica e di diversità morale.

Parentesi storica conclusa. Veniamo a noi. In queste settimane si sta discutendo di una legge elettorale che supererebbe l’impianto maggioritario di coalizione, spostando il momento delle alleanze a dopo le elezioni. Questo è un principio basilare di tutte le repubbliche parlamentari europee, ma in Italia sta suscitando scandalo, soprattutto a sinistra. C’è chi si scandalizza per convenienza (i partiti minori di centrosinistra), chi per principio (Bindi), chi per entrambe le cose. Ma quest’opposizione, a tratti feroce, non si spiegherebbe senza gli ultimi vent’anni di frontismo anti-berlusconiano, vent’anni in cui la coalizione progressista è stata costruita seguendo più un criterio di potenzialità numerica che di coerenza politica. E’ stato così nel 1996, nel 2001, nel 2006 e più sottilmente nel 2008.  E da qui la nascita giornalistica e concettuale del “popolo del centrosinistra” (o “popolo delle primarie” o “popolo del referendum”). Concetto che implicitamente rende inevitabile l’alleanza del Pd con Sel e Idv, al di là dei rispettivi risultati elettorali.

Ma qualcosa, però, negli ultimi mesi è cambiato. Il grande nemico, Berlusconi, è ormai un’ombra di quello che era solo 4 anni fa. Il panorama partitico è in continua evoluzione, soprattutto nel campo conservatore e moderato. L’Italia dei Valori, con la fine del berlusconismo, si è dimostrata per quello che è: una forza demagogica e irresponsabile. Sinistra Ecologia e Libertà ha dispiegato tutta una serie di alleanze sociali (dai centri sociali, ai No Tav, alla Fiom) a cui dovrà rispondere in un’eventuale azione di governo riformista. Una nuova legge elettorale, discutibile ma chiara sul superamento delle coalizioni pre-elettorali, è in discussione.

E allora, cerchiamo di ammodernare i concetti, di renderli più attuali alla situazione del paese. Perché il frontismo progressista ha senso quando si hanno di fronte avversari forti e monolitici: negli anni ’30 e ’40 il fascismo, dopo la Seconda Guerra Mondiale il capitalismo, negli ultimi 20 anni Berlusconi. Ma gli avversari forti e monolitici passano, e con essi passa anche il frontismo. Sarebbe il momento di rendersene conto. Tutti quanti.

Annunci

Se proprio c'hai voglia, lascia un commento.

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...