Cosa ci piace e cosa non ci piace della bozza di riforma elettorale

Post scritto per Tred.

Nell’articolo c’è un’imprecisione importante: a quanto pare i seggi (sia in quota uninominale che proporzionale) verrebbero ripartiti in modo proporzionale (con sbarramento al 5%) su scala nazionale. Il nostro giudizio cambia quindi radicalmente: si fa praticamente un proporzionale alla tedesca non selettivo (con grosse probabilità di ingovernabilità), solo che lo si nasconde dietro un sistema insensato e ridicolo di selezione degli eletti. A sto punto si faceva prima a copiaincollare il sistema elettorale tedesco, almeno il tutto avrebbe avuto una sua coerenza. (S.P.)

Come avrete capito, i sistemi elettorali sono un tema che ci appassiona. Oggi su tutti i giornali, in seguito all’incontro fra i leader dell’attuale maggioranza parlamentare, si parla della nuova legge elettorale che dovrebbe superare il Porcellum. A dir la verità, abbiamo trovato diverse ricostruzioni della bozza su cui Pd, Pdl e Terzo Polo avrebbero trovato l’intesa, però sui punti principali tutte le ricostruzioni concordano. Noi ci basiamo su quello che scrivono Il Post e La Stampa, intanto. E per prima cosa proponiamo di smettere di chiamare questa proposta ispano-tedesca. Al massimo è anglo-ispanica. Di tedesco non ha proprio niente.

Cosa non ci piace.

Il sistema misto. Dal Mattarellum in poi, in Italia, si è sdoganato il doppio metodo di selezione dei parlamentari: una parte fatta con l’uninominale, l’altra con il proporzionale. Il Porcellum aveva superato questa contraddizione, ma l’aveva superato con un incredibile proporzionale iper-maggioritario. Ora torneremmo al mischiotto. E, lasciateci dire, se i cittadini non capiranno come vengono eletti i loro rappresentanti non ci sorprenderemmo più di tanto.

L’indicazione del premier. Capiamo la ratio politica alla base di questa concessione, però la coerenza costituzionale non dispiacerebbe. E la Costituzione dice che il Capo del Governo è indicato dal Presidente della Repubblica (articolo 92). A maggior ragione in un sistema in cui nessuna lista (o coalizione di diverse liste) avrà assicurata la maggioranza in Parlamento da meccanismi maggioritari. D’altro canto da nessuna parte in Europa è indicato il candidato premier, perché è naturalmente il leader di ciascun partito.

Il diritto di tribuna e il rimanente premio di maggioranza di lista. Un altro pastrocchio, anche perché introduce un terzo e un quarto criterio di selezione della rappresentanza, oltre all’uninominale secco e al proporzionale selettivo. Del genere, complichiamoci la vita.

Cosa ci piace.

La fine del premio di maggioranza di coalizione. Con un salto epocale il sistema elettorale italiano tornerebbe dal presidenzialismo sud-americano al parlamentarismo europeo. Tanto per dire: da nessuna parte in Europa le coalizioni si fanno prima del voto.

La scheda unica. Nonostante il casino per la selezione degli eletti, all’elettore arriverebbe in mano una sola scheda per organo, e decisamente pulita. Niente coalizioni, solo il simbolo del partito col nome del candidato premier e del candidato nel collegio uninominale. Un voto, semplice. E non dimentichiamo: questo de facto bloccherebbe tutte le possibili desistenze.

La quota uninominale. Metà dei seggi verrà assegnata con l’uninominale secco: questo vuol dire che verrebbero premiati i partiti con la maggioranza relativa nei collegi uninominali, che sarebbero relativamente piccoli (se la riforma costituzionale passa in tempo, solo 250). Allo stato delle cose in questa quota verrebbero eletti parlamentari solo dal Pd, dalla Lega e dal Pdl. Molto dipende da come verranno disegnati i collegi, ovviamente. E da come saranno messi i partiti dopo le amministrative.

La quota di proporzionale selettivo. Qua sta la parte spagnola della riforma: metà dei seggi viene assegnata sì in modo proporzionale, ma in collegi molto piccoli (che eleggono al massimo 5-6 parlamentari). In questo modo la quota di sbarramento naturale starebbe fra il 15% e il 20%. Quindi non si capisce bene cosa servirebbe introdurre una soglia di sbarramento coatta al 5%, ma vabbè.

In sintesi.

Ci piace questa bozza di riforma elettorale, anche se non è la nostra riforma elettorale. Supera alcune storture tipicamente secondo-repubblichiste del nostro sistema istituzionale, e le supera verso un parlamentarismo moderno ed efficiente. Assicurerebbe la governabilità? A nostro giudizio: sì. E non verso una Große Koalition, come alcuni pensano, ma verso un bipolarismo fondato su 5-6 partiti. Detto questo, aspettiamo che la riforma sia ben precisata. E aspettiamo che venga approvata, soprattutto.

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