Mai più divisi, candidato unitario sempre

Post scritto per TRed, il blog della sinistra che non studia.

“Genova per noi che stiamo in fondo alla campagna, Genova, dicevo, è un’idea come un’altra”
Paolo Conte – Genova per noi

Al contrario di qualche autorevole dirigente che ritiene che da Genova il Pd non debba ricavare alcun insegnamento, e al contrario di qualche autorevole blogger d’area che invece ritwitta autorevoli giornalisti del Corriere che dicono che è tutta colpa di Bersani (sic), io ritengo che dopo Genova ci si debba interrogare, e magari non superficialmente.

Allora. Primo dato. La partecipazione. Genova ha 498896 elettori, di cui 334000 circa (il 54% degli effettivi votanti) nel 2008 votarono i partiti che hanno partecipato alle primarie di ieri. Alle primarie comunali del 2007 votarono in 38000, a quelle di ieri in 21000. Da questo ricaviamo due considerazioni: per prima cosa, alle primarie vota una percentuale irrisoria (il 6%) di quelli che poi ci votano alle elezioni. Già questo basterebbe a smentire l’identità fra i risultati delle primarie e il presunto spirito del presunto “popolo del centrosinistra”, ma non ci azzardiamo a farlo notare, che dopo gli autorevoli blogger e dirigenti di cui sopra ci danno degli antidemocratici d’apparato. Seconda considerazione: il calo di partecipazione (-45%) a queste primarie è in linea con i dati di bassa affluenza registrati in giro per l’Italia nei mesi scorsi. Siamo di fronte ad una tendenza nazionale, quindi. Forse che lo strumento primarie, da molti visto ancora come l’unico possibile strumento per bypassare l’oligarghia dei capibastone di partito, sia in crisi? Sarebbe bello che se ne parlasse, senza anatemi e senza pregiudizi. Al riguardo, noi presto lanceremo una proposta, nel nostro piccolo, inedita. Sempre perché ci piace essere utili.

Secondo dato. Come ci presentiamo. Premessa: non drammatizziamo. Il Pd ha vinto tutte le primarie di questa primavera, anche in città importanti (Lecce e Piacenza, per dirne due). Le ha vinte anche dove si è presentato con due o più candidati, e anche questo bisogna che lo diciamo. Allora, dove sta il problema? Non di certo nel fatto che una delle nostre due candidate non ha vinto le primarie. Cioè, questa cosa la si mette in conto, dal momento in cui si fanno primarie di coalizione. Il problema è invece di coerenza politica. Se si decide di fare primarie di coalizione (e sta ai territori deciderlo) il partito deve trovare un candidato unitario. Con un primo turno aperto agli elettori o agli iscritti, con una decisione degli organi dirigenti, come vi pare. Ma deve trovarlo. Perché se alle primarie di coalizione si va con più candidati, agli occhi degli elettori (non di quel 6% che va alle primarie, ma agli occhi degli elettori tutti) apparirà che nello stesso territorio esistono due, tre, quattro, se non cinque Pd, spesso in contraddizione fra loro. E questo potrà sembrare agli ultrà del partito liquido (ci sono ancora, e da queste cose lo si vede eccome) come un gran successo, ma a noi che lavoriamo ogni giorno affinché il Pd non appaia più ai cittadini come un malato terminale in preda a perenne schizofrenia bipolare tutto questo appare, invece, vagamente tafazziano.

Quindi, che fare? Semplice. Nel caso i nostri alleati non fossero abbastanza forti da esprimere una candidatura competitiva, piuttosto che fare finte primarie di coalizione che in verità sono di partito, facciamole di partito e basta. I deboli alleati saranno ben lieti di adeguarsi al candidato (che potranno votare anche loro, comunque). Nel caso invece di una “partita aperta”, il Pd si presenti da regolamento con un candidato unitario, deciso nel modo che più aggrada. Forse gli ultrà del partito liquefatto griderebbero allo scandalo, ma noi intanto riguadagneremmo un po’ di credibilità verso il nostro elettorato, verso i nostri militanti e, soprattutto, verso quelli che poi ci dovrebbero votare alle elezioni, cioè i cittadini. Perché, e forse è meglio ribadirlo, le primarie sono un mezzo, non un fine.

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1 commento »

  1. hannibal said

    copio il commento fatto su fb :

    ” un candidato unico per il partito è l’ antitesi delle primarie , negli usa repubblicani e democratici non presentano un candidato unico ;le primarie servono per risolvere i problemi delle correnti , non per pilotare gli elettori(il centralismo ”democratico” è morto da un pezzo) il problema semmai è che alle primarie del pd si devono candidare SOLO appartenenti al pd ,non esterni bisogna poi fare in modo che i votanti sia veri membri del pd e non guastatori di altri partiti o ”mercenari ” del voto .”

    e ,aggiungo adesso , è del tutto normale che alle primarie partecipino solo gli elettori più attivi tra tutti gli altri , negli usa solo un piccola parte si inscrive nelle liste elettorali repubblicane o democratiche .

    il modello migliore, per me, è quello usa : iscrizione ad un anagrafe elettorare (gestita dal governo non dal partito) a cui ci si può inscrivere una sola volta fino all apertura delle successive primarie , questo scongura sia il voto di disturbo degli avversari politici (nessun democratico può votare Santorum per indebolire Rommey) sia tesseramenti fasulli e brogli vari .

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