Tre conclusioni su Faruk

Anche questo post è stato scritto per TRed, il blog della sinistra che ha freddo.

E’ ormai passato un mese da quando Roma fu tappezzata con i manifesti della campagna teaser (cioè “atta a stuzzicare”) del tesseramento 2012 del Pd. Subito si scatenò un turbinio di polemiche: gran parte dei manifesti erano stati attacchinati abusivamente. Inoltre, la parte più strettamente teaser (“conosci Faruk?”) appariva fuori luogo per una campagna di tesseramento ad un partito. Entrambe le critiche, a un mese di distanza, appaiono ancora valide.

Attacchinare abusivamente non è degno di un partito che fa del civismo la sua bandiera, e il manifesto teaser era francamente inadeguato al suo ruolo. Ora però è passato un mese, e si possono più serenamente tirare le somme. E le somme, in questo caso, danno un risultato ampiamente positivo: l’idea (di per sè piuttosto banale, diciamocelo) di “mettere la faccia” dei militanti ha creato uno spontaneo turbinio di emulazione da parte di migliaia di militanti del Pd, che hanno inondato i social network di manifesti personalizzati. Il che magari non ha portato troppi nuovi iscritti, eh, ma di sicuro ha fatto centrare l’obbiettivo della campagna: mostrare alla gente il volto umano del Partito Democratico, che, nella realtà vera (non quella dei giornali) non è solo Lusi, ma è anche e soprattutto Eva e Faruk.

Ora, questo ci porta ad alcune conclusioni. Primo: i militanti del Partito Democratico sono molto più affezionati al proprio partito di quanto si potrebbe credere. La sfida sta nel riuscire a portare questo affetto nella dirigenza e, soprattutto, nell’elettorato. Noi siamo ottimisti, quantomeno per una questione di tempo. Secondo: i giornalisti italiani si confermano nella loro tendenza a dare (molto) spazio a qualsiasi aspetto negativo dell’attività dei partiti e pochissimo (anzi, niente) agli aspetti positivi o anche solo più banalmente alle loro proposte. Sì, gli stessi giornalisti che poi alzano il ditino e illustrano i rischi del discredito della politica organizzata. Terzo: il tanto bistrattato responsabile comunicazione nazionale, Stefano Di Traglia, dopo essere stato attaccato da dirigenti di ogni livello, autorevoli blogger d’area e umili militanti (sì, vabbè, anche io non sono stato troppo tenero con lui, lo ammetto), si merita qualche centinaia di scuse. Per la prima volta in Italia, una campagna di comunicazione politica è stata massivamente virale. E non sarà un gran vanto, ma che sia stata fatta dal mio partito un po’ mi inorgoglisce.

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3 commenti »

  1. per misurare una campagna di tesseramento dovresti vedere quanti sono i nuovi tesserati….no?

    Aggiungo che la pagina FB considerando che è nazionale ha molti pochi fa se ci pensi….a me sembra un flop totale…nel senso che ha parlato al target sbagliato, quello già fidelizzato. E’ come se per vendere la Panda la vendi solo a quelli che avevano la vecchia Panda. Baci.

  2. Laura said

    la campagna è molto bella e ha dato prova di quanto i militanti del partito siano legati ed orgogliosi.
    io non amo l’attacchianggio abusivo, ma la polemica innescata dà la misura di quanto alcuni personaggi siano romanocentrici. era un problema sorto nella capitale non nel resto d’italia…
    (motivo per cui era assolutamente fuori luogo portarlo fuori da lì o in direzione nazionale, ove ci sono cose moooolto più importanti da discutere. sempre in qualsiasi momento)

  3. tu non ami l’attacchinaggio abusivo?

    Ami il lavoro nero dei migranti che li attaccano?

    Ami che non si sappia da dove vengono quei soldi, quei tantissimi soldi per tappezzare roma di manifesti che ogni giorno vengono appesi da capo bastone che influenzano anche la politica del paese dove vivi ovunque sia?

    Sicura?

    Questa è una questione fondamentale.

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