Bentornato, veltronismo.

Bentornato, veltronismo, era da un po’ che non ci si vedeva. Mi ricordo, quanti ricordi. Avevo 16 anni, nel 2007, quando ricevesti la tua incoronazione popolare. Si parlava di modernizzare il paese, di partito leggero come una piuma, di abbattere i conservatorismi, di uscire dagli schemi storici della sinistra. Poi, tutto ad un tratto, tu sei scomparso. Avrò avuto 18 anni, e tu ci hai lasciato. Avevi ridotto il Partito Democratico a macerie, dopo che si era scoperto che dietro a questa tua immagine di rampantismo riformista non c’era niente, il vuoto pneumatico. Perfino i tuoi più ardenti sostenitori si erano ridotti al silenzio. Quello da cui avevi preso il nome, poi, sembrava avesse deciso di ritirarsi a vita privata. Sembrava. Tutto ad un tratto, dopo che era stato eletto segretario quell’emiliano là, si era ricominciato a parlare di partito radicato e strutturato, di critica al modello economico e sociale che ci aveva portato alla crisi, di collegialità nella gestione del partito. Insomma, sembrava essersi aperto un nuovo ciclo per la sinistra italiana e sembrava essersi chiuso il tuo di ciclo, quello che D’Alema aveva inaugurato negli anni ’90, un po’ infatuato dell’amico Blair. Persino la stampa d’area, da sempre a te molto vicina, aveva guardato quasi con simpatia a questa nuova fase.

Nel frattempo, però, tu continuavi a sopravvivere, sotto traccia. Sopportavi le conferenze nazionali tematiche, sopportavi la ripresa del comizio finale alle feste nazionali, sopportavi tutto questo progressismo “pesante” nei temi e nei metodi, dai tuoi sostenitori definito dispregiativamente “socialdemocratico”. Sopportavi perché sapevi che saresti ritornato. Perché le ragioni alla base della tua esistenza sono più profonde degli annunci di quell’emiliano là. Ed eccoti dunque. Io adesso di anni ne ho 20, quasi 21, e tu sei tornato. E’ cambiato il tuo aspetto, è cambiato l’aspetto e l’accento del tuo campione, forse è cambiato anche il tuo nome, ma non è cambiata la tua essenza. Il leaderismo, il feeling con una politica sociale ed economica che in Europa appartiene solo ai conservatori, la spasmodica attenzione alla comunicazione, l’individualismo, stanno ancora belli belli lì con te. E’ cambiato il tuo aspetto, quello sì. Hai capito che, in questo momento di sfiducia (non del tutto immotivata) verso la classe dirigente del Pd, conviene scrivere sul proprio biglietto da visita “rottamatore” piuttosto che “privatizzatore”. Che per riprendere l’egemonia culturale (perché di questo stiamo parlando) dentro il centrosinistra italiano conviene presentarsi per la propria età, piuttosto che per le proprie idee. Insomma, ti sei mascherato, ma io ti ho riconosciuto. E, adesso, io ti temo. Perché ho visto quello che sei riuscito a fare in questi tre giorni a Firenze. Hai rimesso in moto una parte di società civile e una parte di società politica. Li hai affascinati, abbacinati con quel tuo teatrino di modernità e rinnovamento di cui tu sei sempre stato maestro. E con questo solido zoccolo di classe dirigente, ti appresti a riconquistare i cuori della gente, la stessa che due anni fa considerava un criminale quello da cui prendevi il nome.

A me, caro renzismo, non resta che stare alla porta, guardandoti con un misto fra ammirazione e sgomento. Perché purtroppo, dentro il mio partito, non c’è nessuno che riesca a darti battaglia sui temi del rinnovamento e sui temi economici senza sembrare uscito da un’assemblea studentesca degli anni ‘70. Perché alla fine lo capisco anche io che senza comunicazione non si va da nessuna parte. Perché alla fine, nonostante il tuo nuovo accento e i tuoi 20 anni in meno, vedo in te un caro vecchio amico.

 E perché lo so che, anche questa volta, rischi di vincere tu.

P.S. sullo stesso tema vi consiglio di leggere un post (bellissimo) di Freddy Nietzsche e uno (che poi è quello che mi ha ispirato) di Eggs of War.

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2 commenti »

  1. Molto simpatico! Mi è piaciuto.

  2. Anto said

    C’ è senso in quello che sostieni e merita qualche riflessione!

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