Le otto cose che ho imparato allo Iusy World Festival 2011

1. Ho imparato che la dimensione internazionalista e europeista è una dimensione imprescindibile per chiunque faccia politica per cambiare (in meglio) la realtà. L’internazionalismo, passato di moda insieme all’idea della rivoluzione globale, deve ritornare ad essere un valore fondante per i partiti progressisti. Il costo di un mancato coordinamento nell’azione dei progressismi globali comporterebbe la definitiva sconfitta della politica, ancorata alla dimensione nazionale, da parte di un mercato e di un’economia sempre più globali. A maggior ragione il progressismo europeo deve anticipare il processo di integrazione continentale, includendo nei diversi programmi di governo nazionali punti ed azioni comuni.

2. Ho imparato che nell’Internazionale Socialista c’è dentro di tutto. La minoranza interna (International Marxist Tendency) ha posizioni che in Italia ha solo Rifondazione Comunista. Mentre gran parte dei ragazzi provenienti dai paesi scandinavi hanno invece le stesse nostre posizioni. Ho anche imparato che dentro l’Internazionale Socialista ci sono moltissime organizzazioni che socialiste non sono (i giovani di Fatah e del African National Congress per fare due esempi veloci).

3. Ho imparato che esiste almeno un paese in cui far politica da progressista è peggio che in Italia: gli Stati Uniti d’America.

4. Ho imparato che negli altri paesi europei la discussione politica progressista (partiti e opinione pubblica tutta) va molto oltre l’opposizione obbligata ad un governo con tendenze incostituzionali, e che invece sono molto sentiti temi che da noi sono di nicchia: soprattutto la giustizia sociale e la ridistribuzione delle ricchezze, di cui in Italia non si parla seriamente da decenni.

5. Ho imparato che le giovanili degli altri paesi europei sono molto meno omogenee politicamente dei Giovani Democratici italiani. Gli Jusos tedeschi (Spd) per fare un esempio, e questo nonostante il fatto che esista un partito di media importanza a sinistra dell’Spd, la Linke. Una sera ho parlato con uno Jusos che mi proponeva la rivoluzione, la sera dopo con un segretario regionale della stessa organizzazione che si definiva “liberalsocialista”.

6. Ho imparato che i Giovani Democratici non hanno niente di cui vergognarsi dell’arancione della propria bandiera, considerando che i giovani socialisti francesi brandiscono orgogliosamente uno stendardo rosa fin dagli anni ’50.

7. Ho imparato che Bella Ciao è uno dei canti di lotta più conosciuti dentro lo Iusy, tanto da venir cantata subito dopo L’Internazionale alla chiusura del festival. Certo, questo porta a delle fastidiose conseguenze (tipo Bella Ciao cantata in tedesco – una bestemmia per evidenti ragioni emotive), ma fa comunque piacere.

8. Ho imparato che i Giovani Democratici sono un’organizzazione sempre più forte in tutta Italia, un’organizzazione fatta di ragazzi che condividono valori e passione, nonché metodi di lotta e di lavoro. Ho imparato che siamo stimati a livello europeo e internazionale (anche grazie ai nostri bravi vicepresidenti Ecosy e Iusy) e riconosciuti come parte integrante del movimento progressista internazionale, seppur nella nostra particolarità.

E scusate, ma questo in Italia non lo può dire nessun altro.

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2 commenti »

  1. Si imparano cose interessanti al campeggio IUSY! E mi riferisco soprattutto al primo punto, che è fondamentalmente sovrapponibile a ciò di cui mi occupo anche all’università. Parlare come singoli Paesi diventerà presto anacronistico in un’Europa sempre più integrata (e che spero noi progressisti porteremo a diventare una federazione). Bravo Poggi, ottima riflessione!

    A presto,

    Paolo

  2. Francesco said

    Un’esperienza davvero importante.
    Ma da sempre la pratica dell’INCONTRO con L’ALTRO porta a crescere. Ho sempre sostenuto: discutere con i tuoi “avversari” è molto più facile che discutere con i tuoi “simili”.
    Tra simili si fa più fatica perchè è l’intento costruttivo (implicito), di crescita a guidare. L’avversario si “riconosce” e si “combatte” (lecitamente, ovvio). Qualcuno ha forse voglia, tempo e forza per far “cambiare idea” a Berlusconi o Bossi & C. ? I nostri (un poco) simili stanno più in basso (la gente comune), il luogo dell’incontro è il territorio, non la “conferenza”. Potrei commentare il tuo reportage punto per punto. Sarebbe lungo. (Io lo faccio tra me e me, per tenermi in esercizio…). Ma una cosa voglio dirti: Non si nasce con una IDENTITA’. La si costruisce e la si difende strada facendo. I VALORI vanno spesso di pari passo, e l’azione (Politica, sociale) serve ad inverarli. Anche se a volte si compiono scelte diverse. L’internazionalismo è Valore-Identità, l’europeismo è azione (l’europa “cristiana” integra i turchi? Come?).
    La ricchezza di posizioni e la loro coabitazione nella iusy è una grande risorsa per tutti. E tu (proprio tu Stefano, intendo) diventi una risorsa per tutti se puoi, se riesci a spiegarla, a raccontarla a quanti più ragazzi possibili. Sennò resta una bella “gita” e sarebbe davvero un peccato (laico). Ti saluto, con stima sincera.

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