Adinolfi, non dire cazzate.

L’illuminante Mario Adinolfi si è preso la briga di indicare la via al Partito Democratico, e l’ha fatto con due articoli su Europa. La sua tesi di base (sottointesa in tutti i punti del suo “Che fare?”), è che il Pd debba ricalcare la Democrazia Cristiana. Per questo consiglia di “consegnarsi a una leadership cattolica”, cioè a Matteo Renzi. Al di là della tesi di fondo, che non ho voglia né tempo di discutere, ciò che ha attirato particolarmente la mia attenzione è il primo paragrafo del secondo stralcio di articolo, titolato significativamente “Ricalcare la Dc”.

In poche righe il buon Adinolfi esprime un concetto molto interessante: la dirigenza del Pd partecipa alle mostre sul Pci perché è tutta (sic) proveniente dal Pci, e per questo non verrà mai votata, perché “la maggioranza degli italiani non manderà mai un comunista a Palazzo Chigi attraverso libere elezioni”. Al di là del fatto che alla mostra “Avanti Popolo!” sono andati numerosi esponenti del Pd provenienti da percorsi lontanissi dal comunismo (sì, esistono, Mario), al di là del fatto che “la maggioranza degli italiani” (cioè il 50% degli italiani) non ha mai votato la Dc (il cui massimo storico, nel 1948, è stato il 48%), al di là di questo, dicevo, mi sembra che Adinolfi parta proprio dal concetto sbagliato, quello secondo cui il Pd dovrebbe “abiurare” (testuali parole) una parte della sua eredità storica. E questo mi sembra un errore madornale.

Il Partito Democratico non si può limitare a “ricalcare” una delle tante tradizioni politico-culturali che lo compongono, perché, in questo modo, fallirebbe la sua missione storica, quella cioè di essere la sintesi, l’hegeliano aufhebung, fra le culture politiche che hanno creato e, con ruoli diversi, governato per quarant’anni la Repubblica Italiana. Pensare che si possa ricreare uno dei modelli dei vecchi partiti di massa è un’idea tanto sciocca quanto romantica. Le condizioni di base della società italiana sono talmente cambiate che non potrebbe esistere mai (e infatti non esiste) un “partito di massa” comunista o cattolico in senso stretto. Il socialismo reale è crollato, la società si è secolarizzata.

Quindi, caro Adinolfi, più che “ricalcare” la Dc e “abiurare” il Pci, io suggerirei di prendere esempio dall’esperienza politica di entrambi, lasciando perdere riedizioni anacronistiche di identità politiche ormai estinte (o meglio, evolute) e concentrandoci sul loro insegnamento organizzativo. Però è solo un suggerimento, ci mancherebbe.

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