Perché le primarie non sono il mio “mito fondativo”

Tempo fa, l’ex ministro Artuso Parisi definì le primarie come il “mito fondativo” del Partito Democratico. In una delle sue ultime bussole, Ilvo Diamanti ha rilanciato la definizione, rilanciando anche la discussione all’interno e, soprattutto, all’esterno del partito in merito a questo strumento. Non voglio perdermi nella discussione “primarie sì, no, boh, forse”, per due ragioni: primo, esistono degli organi di partito democraticamente eletti dagli iscritti e deputati a discutere e decidere in merito; secondo, mi sembra solo l’ennesima tediosa discussione interna, montata ad arte da persone dentro (e fuori) il partito interessate a indebolire l’attuale dirigenza e il Pd nel suo insieme. Voglio solo ricordare a voi tutti, a tal proposito, le indispensabili e memorabili discussioni sulla parola “sinistra”, sull’appellativo “compagno” e sulle “Feste dell’Unità”. Certo, non sto dicendo che il tema delle primarie non sia rilevante di per sé, sto dicendo che non è rilevante in questo momento, dato che il Governo non è entrato in crisi e, a dirla tutta, non sembra neanche troppo intenzionato a farlo.

Detto questo, vorrei portare all’attenzione dei miei sparuti lettori un tema che in questa discussione è stato appena accennato, quello della sostanza del “mito fondativo”. L’unico dirigente nazionale del Pd che ha posto l’accento su questo negli ultimi giorni è stato Enrico Rossi, presidente della regione Toscana, in questa intervista a Il Riformista, che vi consiglio di leggere. Per i più pigri, la parte interessante, nonché quella che ispira questo post, è questa: “Eviterei di continuare a parlare di primarie. Quelle vanno fatte quando si deve, ma non possono diventare il mito fondativo del Pd. Ne abbiamo altri certamente migliori”.

Questa frase, pronunciata alla fine dell’intervista, è passata in secondo piano, anche nel titolo, rispetto al tema-del-giorno, l’accordo Mirafiori. Eppure, ho l’impressione che questa breve frase descriva quasi alla perfezione il problema alla base di tutti gli altri problemi del Pd.

Partiamo dal principio. Il motivo per cui si forma un partito, dal mio punto di vista, è quello di portare avanti un obiettivo condiviso dai suoi associati, gli iscritti. I grandi partiti popolari italiani del secolo scorso seguivano questa regola. Ogni partito, nella sua specificità, aveva un obbiettivo, che era, per ovvie ragioni, il suo mito fondativo, cioè il motivo stesso per cui si era formato e combatteva. Da questo obbiettivo, da questo mito fondativo, discendevano le scelte della quotidianità politica, l’identità del partito e la disciplina della sua dirigenza. Se vogliamo fare un esempio attuale, la Lega Nord, al di là del carisma di Bossi, rispetta questo schema, tenendo fisso come suo mito fondativo (trascendente quindi la quotidianità politica) l’indipendenza della Padania.

Ecco, la mia domanda, che ricalca in parte quella di Rossi, è questa: può un partito progressista che aspira ad essere un partito modernamente “di massa” basare la sua stessa esistenza su un mito debole come le primarie? Possiamo noi tenere come unico punto fisso della nostra azione politica, al di là delle oscillazioni della politica di ogni giorno, il fare le primarie? La mia risposta è no. E non perché voglia abolire le primarie, e neanche perché le voglia togliere dall’orizzonte dei metodi del Pd. La mia risposta è no, perché credo (e spero) che l’obbiettivo per cui io e molti miei compagni facciamo attività politica ogni giorno sia un motivo più nobile, più umano e forse più utopico che una semplice questione di metodo. Certo, possiamo cercare di usare il più possibile questo strumento, ma vogliamo veramente ridurre il mito fondativo, il motivo sociale, lo scopo ultimo del Partito Democratico al “fare le primarie”?

Mi si dirà: “eh, ma questo non implica il fatto che non si debbano fare”. Certo, chiaro, non sto dicendo questo. Quello su cui sto cercando di porre l’attenzione è che una parte della dirigenza del mio partito risponde positivamente alle mie domande di prima, rendendo quindi un metodo come quello delle primarie il fattore sine qua non del partito a cui sono iscritto, il Partito Democratico.

E questo io, signori e signore, compagni e compagni, amici e amiche, democratici e democratiche, non lo posso e non lo potrò mai accettare.

Annunci

1 commento »

  1. […] votare alle elezioni, cioè i cittadini. Perché, e forse è meglio ribadirlo, le primarie sono un mezzo, non un fine. Like this:LikeBe the first to like this […]

RSS feed for comments on this post · TrackBack URI

Se proprio c'hai voglia, lascia un commento.

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...