Parliamo un po’ del Veneto. Come sono andate queste primarie? Partecipazione popolare molto alta (tenendo conto del rapporto elettori politiche/elettori primarie) e risultati in linea con la media nazionale. Questi dati, in relazione con quelli lombardi, fanno ragionare. Questa omogeneità dimostra che i nostri elettori hanno sì delle particolarità, ma non sono poi così diversi dagli altri simpatizzanti del Pd sparsi per l’Italia. Forse è tempo di rigettare la retorica venetista che ci ha caratterizzato nell’ultimo decennio, per lasciare spazio ad un ragionamento più ampio che tenga conto certamente delle particolarità del nostro elettorato locale, ma con un po’ meno di preconcettismo. Quello stesso preconcettismo che spesso è stato usato strumentalmente da alcuni di noi per eseguire comodi e rocamboleschi inseguimenti politici alla Lega.
Passando ai risultati regionali, il discorso si fa più serio. Intanto, anche analizzando superficialmente i risultati, si nota una forte flessione della Bersani regionale rispetto alla Bersani nazionale (51,91% naz, 46,13% reg: -5,82%), flessione che è andata a vantaggio della Marino regionale (15,69% naz, 23,05% reg: +7,36%), rafforzata anche, in maniera molto minore, dalla minima flessione della Franceschini regionale (32,39% naz, 30,82% reg: -1,57%). Si tratta chiaramente di voto disgiunto. La mozione Bersani regionale ha dovuto scontare la poca notorietà della propria candidata alla segreteria ed è riuscita a limitare i danni soprattutto grazie al riferimento esplicito presente nel simbolo stesso. La mozione Franceschini regionale ha invece pagato il deludente risultato della mozione nazionale. C’è da notare però che la mozione Marino regionale ha intaccato solo limitatamente il risultato della Franceschini. Sicuramente questo è dovuto alla notevole (per efficacia, ma soprattutto per investimento economico) campagna elettorale di Andrea Causin, il quale, grazie a questa, è riuscito a limitare i danni provocati dalla debolezza della sua mozione a livello nazionale. Il voto dei veneti si è quindi impostato in questo modo: principalmente, chi ha votato x al nazionale, ha votato x al regionale, anche a causa della poca notorietà del trio dei candidati. Il più popolare, cioè Felice Casson, ha eroso terreno elettorale alla meno popolare Rosanna Filippin. Probabilmente il voto disgiunto è stato più diffuso nelle fasce più informate del corpo elettorale, vista la notorietà comunque limitata di Casson. C’è da sottolineare però che questa impostazione può essere smentita dal comportamento dei cittadini in altre regioni, in cui il candidato regionale più forte mediaticamente non è comunque riuscito a ribaltare il risultato del voto nazionale; si veda per esempio la Liguria, in cui Cofferati (mozione Franceschini) non è riuscito ad erodere nessun voto a Basso (mozione Bersani), perdendo perfino qualche decimo di percentuale. E’ possibile quindi che il voto disgiunto possa essere stato provocato anche da altri fattori estranei alla popolarità.
Passiamo quindi all’analisi politica delle possibili prospettive legate al risultato regionale. Non avendo ottenuto la maggioranza assoluta, Rosanna Filippin dovrà affrontare il voto dei delegati dell’Assemblea Regionale, in cui deterrà comunque, più o meno, il 45% dei delegati. Andrea Causin, vittima di un risultato elettorale quanto meno deludente, dopo una prima indiscrezione giornalistica secondo cui avrebbe appoggiato Filippin al ballottaggio, sembra essere intenzionato a vendere cara la pelle, pur avendo più o meno il 34% dei delegati. Felice Casson, o meglio, i suoi 23% di delegati, sembrano essere l’ago della bilancia. In mancanza di una precisa indicazione di Casson la mozione sembra essersi spaccata in tre anime: i filofilippiniani, i filocausiniani e gli indecisi, che sono per ora la maggioranza. La situazione è ovviamente in continua evoluzione, ma gli scenari che si prospettano sono limitati. Tutto dipende dalla volontà, e qui non sto a giudicare le motivazioni (più personali che politiche, a prima vista), di Andrea Causin di portare avanti la sua candidatura anche in Assemblea Regionale. Si aprirebbe così uno scontro che, oltre a vederlo molto difficilmente vincitore (dovrebbe “convincere” la quasi interezza, il 73% precisamente, dei delegati della Marino a votarlo per ottenere una risicata maggioranza assoluta), vedrebbe il partito regionale dilaniato e senza una maggioranza stabile e forte. Chiunque vincesse, infatti, dovrebbe iniziare il proprio mandato con una legittimazione interna decisamente limitata, e quindi con un alone di debolezza sicuramente non produttivo in vista delle scadenze elettorali. La seconda prospettiva, e la più auspicabile, è che si giunga ad un accordo prima dell’assemblea regionale. Una gestione unitaria potrebbe risolvere l’impasse interna al partito, che nei prossimi mesi non si potrà permettere né di mostrarsi diviso di fronte all’opinione pubblica, né di perdere energie per questioni interne. Il nostro popolo, il popolo del Partito Democratico, ha dato a Rosanna Filippin una forte maggioranza relativa, che però non è sufficiente ad una gestione di parte. Andrea Causin lasci da parte le sue aspirazioni personali e pensi al bene del Partito, non al suo. E il bene del Partito è, in questo momento, una gestione unitaria guidata da Rosanna Filippin, basata su una condivisione del gruppo dirigente e della linea politica. Non è poi così difficile.
Tante care cose
